A 14 anni lo volevano sia il Real Madrid che il Barcellona, lui, José Maria Callejon, classe ’87 da Motril, Andalusia, alla fine preferì La Fabrica a La Masia: fin da piccolo era cresciuto a pane e madridismo, non esisteva potesse scegliere la Catalogna. Eppure alla fine è esploso proprio a Barcellona, ma sulla sponda biancoazzurra dell’Espanyol: tre stagioni di livello, l’agognato ritorno al Bernabeu voluto da José Mourinho. Con la camiseta blanca Callejon ha trascorso due anni molto densi, con venti gol e 78 gettoni di presenza molti dei quali però di pochi minuti: con l’addio dello Special One e le insistite chiamate di Rafa Benitez nel frattempo insediatosi alla corte di De Laurentiis, l’esterno ora in azzurro ha dovuto fare una scelta di vita. Lasciare Madrid e trasferirsi a Napoli, un trauma per un ragazzo di 26 anni che non aveva mai lasciato la Spagna, la sua famiglia, i suoi amici. E soprattutto che non avrebbe mai voluto svestire i colori della squadra per cui fremeva sin da piccino.
Intervistato dal portale abc.com, Callejon parla senza filtri della sua nuova avventura alle pendici del Vesuvio, aprendosi con onestà:
“Arrivare in Italia all’inizio è stato complicato, lasci una città meravigliosa e la migliore squadra del mondo per una nuova esperienza fuori dal tuo paese. Napoli è una città di costa, con molto traffico e piccola, dove quasi tutti si conoscono, non ha nulla a che vedere con Madrid. Dopo tre mesi però mi sono abituato a vivere qui, alla squadra ed ai miei compagni: oltretutto ho la fortuna di avere al mio fianco la mia compagna con sua figlia e questo mi sta aiutando molto”.
No, la pizza che ha mangiato nel capoluogo campano non è speciale come dicono (“In Spagna ne ho mangiate di altrettanto buone“), però a Napoli ha trovato una maglia da titolare, il motivo per cui ha cambiato squadra, anteponendo la passione per il Real Madrid a quella per il calcio, la sua professione. E si è accaparrato la casacca numero 7, quella che a Madrid aveva Ronaldo e, l’anno passato, Cavani al Napoli: “Ma io l’ho scelto perché era il numero di Raul, il mio mito in assoluto“. Da un sud all’altro, ma la malinconia è tanta:
“Mi manca la mia famiglia, gli amici e Motril in generale. Soprattutto mi manca mio fratello gemello Juanmi che ora gioca in Bolivia. Per fortuna il calore dei tifosi napoletani fa diventare tutto più sopportabile. Qui il calcio è la loro religione, appena scendi in strada ti fermano per foto e autografi, per abbracciarti e incitarti. Questo è indubbiamente un vantaggio, una cosa molto emozionante”.
Tre partite e tre gol, uno in ogni gara di Serie A fin qui disputata, Callejon ha obiettivi ben precisi per questa stagione:
“Era dai tempi di Maradona, quando vinse lo scudetto nel 1990, che il Napoli non si ritrovava primo in classifica. Sinceramente siamo un po’ sorpresi perché in Serie A ci sono molte buone squadre, ma il Napoli ha lavorato bene ed essere primi anche se solo dopo tre partite è ottimo per il morale di tutti. L’obiettivo è vincere il campionato, chiaramente la Juve è la squadra da battere, sono i campioni in carica, ma noi lavoreremo sodo per arrivare in fondo a giocarci il titolo. La Champions? Siamo nel girone più duro, per superarlo vogliamo fare 9 punti al San Paolo: contro il Borussia è stato tutto fantastico, ma è stato solo un piccolo passo”.
Nonostante sia timido e malinconico, Napoli e il Napoli pian pianino stanno contagiando Callejon.
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