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Juve, 400 giorni per la Rivoluzione: ma ora è più forte per davvero?

In poco più di un anno la Juve sta completando una clamorosa rivoluzione che da Pirlo ad Allegri l’ha vista cambiare metà del suo organico

Se la scorsa estate in casa Juve era stata un gustoso antipasto di calciomercato, quella che stiamo vivendo è sempre più vicina a rivelarsi un cenone di Natale, o di Ferragosto, se preferite.

Un tourbillon di acquisti e cessioni forse mai visto nella ultracentenaria storia bianconera, una rivoluzione vera e propria che andrà a completarsi nei prossimi giorni. Perché non è finita qui, anzi. Kostic più (forse) Depay e Paredes, poi magari un terzino sinistro e chissà cos’altro per completare l’opera.

Un’opera avviata 400 giorni fa o poco più e basterebbe ritornare con il pensiero al 19 maggio del 2021 per sintetizzare la questione. Ultima gara di campionato, la Juve di Pirlo vince a Bergamo e conquista un soffertissimo quarto posto. Con Buffon, De Ligt, Chiellini, Bentancur, Kulusevski, Ronaldo, Dybala, Rabiot (tutti in campo) più Bernardeschi, Demiral, Ramsey, Arthur e Morata. Tredici giocatori già decollati per altri lidi o sull’uscio della Continassa con le valigie in mano.

Più di metà dell’organico stravolto nell’arco di una quindicina di mesi. Ma la vera domanda è ora un’altra: la rosa è davvero migliorata Nel complesso difficile da dire, in tutta onestà. Se Vlahovic e Di Maria possono in qualche modo avvicinarsi alla coppia Ronaldo-Dybala (chiaramente l’ultima versione un po’ sbiadita di entrambi e non nel valore assoluto), a centrocampo gli ingressi di Pogba, Locatelli e (probabilmente) Paredes rappresentano di certo un salto di qualità.

Ma nelle retrovie il bilancio non è così favorevole alle nuove leve: lo switch De Ligt-Bremer tutto da verificare, quello Chiellini-Gatti attualmente improponibile. Considerando le difficoltà strutturali del reparto negli ultimi campionati (confermate dalla scoppola contro l’Atletico Madrid) e i buchi neri sulle fasce, in particolare quella sinistra, ecco che il sorriso rischia ancora di scomparire. Rivoluzione di quantità lo è stata, il sacro prato verde ci dirà se sarà anche stata di qualità.

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Redazione F

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