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Juve, Tevez è già leader: “Prima lo Scudetto, per la Champions serve calma, al City troppa pressione”

Carlitos Tevez ha la stoffa del leader, dopo appena una settimana di vita in bianconero parla già come un leader. L’approccio al mondo Juve fino a questo momento è stato sicuramente positivo, al di sopra delle attese forse, lo ha sottolineato anche Antonio Conte al termine della prima amichevole stagionale, durante la quale l’argentino è riuscito anche a timbrare il cartellino con una rete. L’ex del Manchester City ha parlato dell sue prime impressioni a proposito di questa nuova avventura alla CNN, un’intervista nella quale ha parlato soprattutto del passato, di quello che non ha funzionato in Inghilterra, errori dai quali ha tratto delle lezioni che spera di trasmettere ai suoi nuovi compagni.

I Citizens, a fronte di investimenti faraonicii, sono riusciti sì a vincere un campionato, il primo dopo 44 anni, ma hanno anche fallito miseramente in Champions League, rimediando due eliminazioni al primo turno in altrettante partecipazioni. Secondo Tevez la causa di questi due fallimenti è facile da rintracciare, la troppa pressione riversata sulla squadra alla fine si è rivelata fatale:

Sì, c’era troppa sicuramente troppa pressione. Veniva da ogni lato, dalla società, tifosi. Credo che tutta questa pressione alla fine ha danneggiato la squadra. È successo semplicemente che c’erano troppe aspettative, dovevamo diventare una big d’Europa e alla fine non ci siamo riusciti. Siamo stati eliminati al primo turno in Champions in entrambe le occasioni.

Nei suoi anni trascorsi con il City non sono mancati nemmeno i problemi disciplinari, in particolare gli attriti con Roberto Mancini. Nel corso di una partita l’Apache si era rifiutato di scaldarsi per entrare in campo e lo jesino aveva giurato che con lui non avrebbe mai più visto il campo. Poi la tensione è rientrata, alla fine sia il giocatore che l’allenatore hanno concluso la loro esperienza inglese, ma nonostante i momenti di tensione Tevez non serba rancore, anzi, per il suo ex tecnico spende parole di stima assoluta:

È un vincente. Credo che lo sia perché vuole sempre la vittoria e cerca di caricare al massimo la squadra per raggiungerla. Tutti quelli che conoscono Mancini sanno che è un vincente dalla nascita.

Ora c’è la Juve, a 29 anni l’argentino sembra aver raggiunto la maturità necessaria per mettere da parte gli eccessi fuori dal campo per concentrarsi su quello che gli riesce meglio: giocare a calcio. Appena sbarcato a Torino ha tolto gli orecchini, ma dalle sue parole si capisce che ha raggiunto una serenità tale da ergersi a leader dello spogliatoio e così, dall’alto della sua esperienza, traccia la via per la prossima stagione dispensando consigli e perle di saggezza:

Credo che dobbiamo restare tranquilli e non metterci troppa pressione pensando di dover vincere la Champions League, se non vogliamo che quella pressione ci schiacci completamente. Dobbiamo restare calmi e pensare che vincere per la terza volta di fila lo Scudetto ci farebbe entrare nella storia, poi potremo pensare a qualcos’altro. Tutti sogniamo di vincere la Champions League, ma il nostro obbiettivo principale è la Serie A. Se restiamo sereni tutto diventerà più facile anche in Europa.

Come dicevamo, parole da leader, che i tifosi sembrano già aver accolto a braccia aperte. La sua maglia è la più venduta di quest’estate, nonostante l’affronto a Del Piero e alla storica numero 10 potesse risultargli fatale. Galliani si diceva sicuro che l’Apache non avrebbe potuto tradirlo, ora lo stesso sembra pensarlo il popolo bianconero anche se, come al solito, sarà il campo a parlare. L’inizio lascia ben sperare, non resta che aspettare l’inizio della stagione e delle prime partite, quelle vere, quelle che possono valere un trofeo a partire dalla sfida con la Lazio per la Supercoppa del prossimo 18 agosto.

cesare10

Ingegnere poco più che trentenne, vive in una città con l'anacronistica (cit.) passione per i cavalli. In attesa di guadagnare con i numeri si diverte con le parole. Imbratta il web da tanto tempo. Una volta aveva anche un blog di dubbio successo, ma lo ha chiuso per aprirne uno del quale non ha mai rivelato l'indirizzo, regola che non sfugge a questa biografia: forse anche per questo, ma non solo, non ha lettori. Scrive di calcio per poter comprare il pane. Nel tempo libero scatta fotografie, partecipa a cortometraggi di aspiranti registi slavi e apre tumblr collaborativi con pretese virali. Gli piace guardare le facce delle bariste ogni volta che ordina bitter con gin.

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