Alvaro Morata ha fatto il proprio fragoroso ingresso nel mondo Milan. Lo ha fatto decisamente entrando dalla porta principale, esattamente come si conviene a un campione del suo calibro e che, con la fascia di capitano al braccio, ha sollevato al cielo la Coppa che ha celebrato la Spagna Campione d’Europa. Prende il posto di Giroud, un caposaldo degli ultimi anni rossonero, e ha dato subito l’impressione di poter rilanciare la propria candidatura a leader della squadra, con determinazione, umiltà e rispetto. Insomma, tutto ciò che serve per entrare al meglio in un nuovo spogliatoio. Ai microfono ufficiali del Club lo spagnolo si è raccontao a tutto tondo.
Alvaro Morata non ha dubbi e ammette che il Milan “è la sfida più bella e importante della mia carriera. In questi giorni ho parlato con Ricardo Kakà, con Zlatan Ibrahimović e David Beckham che mi hanno ricordato la storia di questa società. Non vedo l’ora di scrivere il mio nome nella storia del Milan”. Accettare il Milan è stato semplice afferma, “è stato tutto molto facile. Loro volevano me e basta, nessuna squadra mi aveva dato così tanta fiducia”.
L’umiltà di Morata emerge chiara quando afferma che “prima di tutto devo ringraziare Yacine Adli che ha fatto un bel gesto a lasciarmelo. E’ il mio numero preferito, non l’ho mai indossato in una squadra di club per diversi motivi. Adli mi ha reso felice con questo suo gesto”. Lo spagnolo immagina già il suo primo gol in maglia rossonera, e lo immagina così: “Palla in profondità, il portiere esce, io mi sposto e faccio gol a porta vuota”.
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