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Morte Brehme: 5 ragioni per ricordare la grandezza di Andreas

La morte di Andreas Brehme getta nel lutto la Germania, che nel 2024 ha già perso Franz Beckenbauer. Oggi è scomparso…

La morte di Andreas Brehme getta nel lutto la Germania, che nel 2024 ha già perso Franz Beckenbauer. Oggi è scomparso uno dei più grandi terzini che il calcio mondiale ha avuto e che in Italia abbiamo avuto la fortuna di vedere all’opera, quando è stato protagonista in primissima fila nell’Inter di Trapattoni. Quella squadra si basava fortemente sulla struttura tedesca: Andy in difesa, Lothar Matthaus a centrocampo, Jurgen Klinsmann in attacco. Il popolo nerazzurro lo ha amato, andando anche a sostenerlo quando a Italia ’90 la nazionale teutonica ha giocato a San Siro. Ecco 10 cose, tra le più note ed altre invece minori, per celebrare un campione.

1) La freddezza. Il rigore di Germania-Argentina che decide la finale del Mondiale 1990 è una vendetta su quella precedente, vinta dai sudamericani in Messico. Brehme c’è in entrambi, a Roma è lui ad andare sul dischetto mentre gli avversari danno in escandescenze. L’arbitro Codesal espelle Dezotti, Maradona urla la sua rabbia, lui è imperturbabile. Come scrisse Maurizio Crosetti su La Repubblica, quando nel 2014 le due nazionali giocarono il terzo atto, stavolta in Brasile, e fu il tempo delle rievocazioni: «Nulla di tutto questo graffiò il sistema nervoso di Andreas Brehme, gelido nel segnare quel rigore».

2) Tutto il resto. Prima del rigore c’è, però, un altro bel po’ di roba in quel Mondiale trionfale. Nella giornata d’esordio, mette lo zampini nella metà delle 4 reti con le quali la Germania travolge la Jugoslavia. Sul 2-0 di Klinsmann in tuffo di testa è lui a crossare a mezza altezza. Sul 4-1 definitivo tira di destro, Ivkovic è tutt’altro che perfetto e sulla respinta si avventa Voller con successo. É ancora lui a suggerire la rete di Matthaus nella gara successiva, contro gli Emirati Arabi Uniti. Arrivati alle gare a eliminazione diretta, fa la felicità dei Boys accorsi a tifare in Germania-Olanda come se fosse il derby Inter-Milan. Vincono i nerazzurri tedeschi sui rossoneri in orange e lui segna il secondo gol dopo il compagno Klinsmann, che rende vana la successiva rete di Koeman. L’episodio più importante è quello della semifinale con l’Inghilterra nel neonato Stadio Delle Alpi. Una punizione deviata che scavalca Shilton e va a segno. Quando poi la gara va ai rigori è lui il primo ad andare a realizzarlo, segno che quel che succederà in finale è tutt’altro che casuale. E gli varrà un meritatissimo terzo posto nella classifica del Pallone d’Oro, alle spalle del vincitore Matthaus e del nostro Totò Schillaci.

3) Punizioni. Sapeva calciare con entrambi i piedi e lo si vedeva particolarmente nelle battute da fermo. Ce ne sono due davvero memorabili, oltre a quella di Italia ’90. Due anni prima, all’Europeo giocato in casa, proprio l’interista Walter Zenga tiene troppo la palla tra le mani e gli viene fischiata una punizione contro. A trasformarla è Brehme, che riesce così a pareggiare la rete dell’azzurro Mancini, chiudendo in parità la sfida d’esordio nella competizione che vedrò prevalere l’Olanda. Nel 1986, è lui ad aprire il 2-0 con il quale la Germania elimina la Francia dal Mondiale. Un momento che il grande sconfitto, Michel Platini, descrive così: «Ho sempre saputo che questa era l’ultima occasione della mia vita per vincere il Mondiale. Me lo sono ripetuto tante volte fin dal tempo delle emiminatorie e poi qui in Messico contro la Russia, contro il Brasile. Dopo il gol di Brehme questa idea, questo imperativo è diventato un incubo». Da parte sua, Andreas minimizza la sua paternità: «Il gol è mio, ma una fetta di premio dovrei darla a Bats. Il tiro era solo forte, non irresistibile. Meglio così».

4) Consigli. In questi ultimi anni, Brehme è stato spesso interrogato dalla stampa italiana, soprattutto a proposito di faccende legate all’Inter. Nel 2016, su La Gazzetta dello Sport, offre un consiglio ricordando i suoi tempi: «Impari da noi la squadra attuale: si vinceva da amici, a cena». Quanto a Icardi, «è davvero fortissimo ma di testa era meglio Serena».

5) L’erede. Nel 2015, Andreas proclama il suo erede: «Il nuovo Brehme è Alaba, purtroppo per la Germania è austriaco».

Redazione F

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