Gianni Rezza, direttore del dipartimento malattie infettive dell’Istituto Superiore di Sanità (ISS), pessimista sulla ripresa del campionato. “La scelta di ricominciare a giocare è una decisione difficile, non mi pare che ci siano le condizioni per far sì che il rischio sia zero”, dichiara al quotidiano Il Giornale. In questi giorni l’Uefa ha posto paletti importanti alle nazioni: le leghe dovranno fornire entro e non oltre il 27 maggio un programma preciso, con tanto di calendario, su come hanno deciso di terminare la stagione. Se non si riuscirà a rispettare questa scadenza, la Figc dovrà comunicare all’Uefa entro il 3 agosto le squadre qualificate alle coppe europee sulla base dell’attuale classifica. Insomma, non si giocherà fino a novembre, come aveva in un primo momento dichiarato il presidente federale Gabriele Gravina.

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“Il distanziamento sociale credo sia scarsamente applicabile – continua Rezza – il calcio ha bisogno del contatto diretto e quindi controlli molto stretti su un numero di persone ampio anche se in un contesto a porte chiuse”. Il protocollo stilato dalla commissione medico-scientifica è difficilmente applicabile e comunque non sembra risolvere tutti i problemi, soprattutto per le trasferte o in caso di nuovi contagi. Di sicuro, non potranno rispettare le restrizioni i club di Serie C, tanto che il presidente dell’omonima lega, Francesco Ghirelli, ha già decretato la fin dei campionati: “Ogni tanto bisogna imparare ad ascoltare in silenzio, mettiamo la salute al primo posto”.

Si attendono ora le decisioni del governo, che dovrebbero giungere nei prossimi giorni, ma difficilmente la data del 4 maggio per la ripresa degli allenamenti sarà rispettata. Si va quantomeno verso uno slittamento di due settimane.

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ultimo aggiornamento: 25-04-2020