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Rigore, umiliazione e rispetto: cosa resta davvero di Lazio-Inter?

I nerazzurri hanno stravinto un match che sullo 0-0 sembrava equilibratissimo: è partito tutto da un rigore che ha creato qualche discussione.

Il giornalista Sandro Sabatini esprime il suo personale parere su Lazio-Inter di ieri sera, focalizzandosi sull’episodio del rigore assegnato ai nerazzurri che poi ha sbloccato la gara. Ecco quanto scritto su calciomercato.com.

“Era rigore. Lo dice il regolamento. Chiaro, Poi, è normale che – in un “calcio ideale” – non sia il massimo pretendere che un difensore salti con le braccia incollate al corpo come un pinguino. E nemmeno che riesca ad evitare, di schiena, che il braccio venga colpito dal pallone”.

Dubbi arbitrali

“Del resto, in un”calcio ideale”, anche altre sanzioni (tra tutte il famigerato “step on foot”) sembrano irrisorie rispetto al riferimento che il rigore deve essere, come veniva chiamato una volta: la “massima punizione”. Invece ormai si punisce con il massimo della pena anche qualcosa che avrebbe chiarissime attenuanti, compresa l’impossibilità, per il difensore, di evitare il contatto tra palla e braccio”.

Il crollo della Lazio

“Rigore è quando arbitro fischia”, diceva la buonanima di Vujadin Boskov, in tempi lontanissimi, per stemperare polemiche che anche stavolta si avvicinano pericolosamente ai momenti decisivi del campionato. Ma non si può parlare solo di questo, sarebbe un torto enorme nei confronti di una prestazione, quella interista, che è apparsa davvero gigantesca. D’accordo, la cosiddetta inerzia della partita è cambiata – anche sotto il profilo psicologico – dal rigore in poi. La Lazio aveva tenuto testa alla grande per mezz’ora. Poi è sparita. Crollata. Alla fine anche umiliata. E qui potrebbe aprirsi un ulteriore dibattito”.

Marcus Thuram

Tema delicato

“Tipo: Inzaghi avrebbe fatto meglio a rallentare le galoppate dei suoi? In certe situazioni ci vuole più rispetto? Il tema è troppo ampio per condensare una risposta in poche righe. Ma lo sport, in generale, prevede il rispetto per lo sconfitto solo nella modalità più etica possibile: la gara si disputa sino alla fine senza guardare il risultato. Vale in generale e nello specifico: fermarsi sul 3 o 4 a zero, per esempio, potrebbe essere perfino meno rispettoso che continuare fino all’ultima bracciata, l’ultimo centimetro. L’ultimo gol. Quello di Thuram”.

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Redazione F

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