Domenica scorsa, Roberto Piccoli si è incaricato di realizzare il calcio di rigore all’ultimo secondo, che ha permesso al suo Lecce di pareggiare in casa con il Bologna. Ecco le parole a La Gazzetta dello Sport dell’attaccante ventiduenne.
IL RIGORE COL BOLOGNA – «Sapevo quanto pesava quel pallone. Ma ero tranquillo. Sono andato convinto, deciso, cattivo. Ed è stato bellissimo, per la società, per lo stadio, per tutti».
GOL AL MILAN TOLTO DAL VAR – «Dà ancora molto fastidio a tutti. Il calcio è uno sport di contatto. Penso di aver fatto più gol che minuti in Serie A…»
TANTE SQUADRE – «In effetti sì, mi sono molto presto. Spezia, Genoa, Verona, Empoli e Lecce. E sono ancora della Dea. A La Spezia sono stato sfortunato. Mi feci male, due infortuni ai flessori. A Verona è stato forse il periodo più difficile. A Empoli è andata bene. Lunedì li ritrovo in una sfida molto delicata».
PANTALEO CORVINO – «Mi ha chiamato e mi ha convinto. So che è un fenomeno, so che ha scoperto tanti campioni. Quando mi ha parlato mi ha detto: “Qui ti rilanci e ti puoi prendere quel che ti spetta”. Ho già capito che è vero quello che si dice a Lecce che qui piangi due volte: quando vieni, ma soprattutto quando te ne vai»
I COMPAGNI DI SQUADRA – «Il trio magico è Piccoli, Sansone, Venuti. Siamo spesso insieme, anche a cena. In ritiro si gioca a scopa o anche a scala 40. Io e Sansone contro Falcone e Faticanti. E spesso li battiamo».
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