La Federcalcio ha spiegato la decisione, talmente netta, con motivazioni che non lasciano spazio a repliche:
Il gesto di Katidis colpisce profondamente tutte le vittime delle atrocità naziste e ferisce il carattere pacifico e profondamente umano del calcio la Federcalcio farà sempre tutto il possibile per preservare i valori umani e di solidarietà nello sport.
Katidis, appena 20enne, aveva già accumulato quasi 40 presenze nelle nazionali giovanili e nel suo futuro sarebbe facilmente finito anche per vestire la maglia di quella maggiore. Il giocatore, il cui gesto è stato condannato anche dalla società e dai compagni, ha provato a giustificarsi sostenendo di stare “indicando un amico in tribuna“. Scuse da scuola media a cui nessuno ha dato credito e hanno contribuito ad aggravare la sua posizione. In Italia abbiamo avuto altri giocatori che “salutavano amici” agitando la mano sul braccio teso, vedi Paolo Di Canio ai tempi della Lazio. La loro furbizia, comunque deprecabile, lo aveva salvato da gravi conseguenze disciplinari, ma una parte (minoritaria) della curva biancoceleste ha mantenuto l’abitudine “poco gradita” ai delegati Uefa durante le partite di Europa League.
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