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Vucinic: “Felice di non essere andato all’Inter”

Ad Abu Dhabi si trova come un pascià. Sarà per questo motivo che, con distacco, Mirko Vucinic può parlare ora di campionato italiano, di Juventus, Roma e Inter. Soprattutto dei nerazzurri, che liquida così:

“A gennaio scorso per un minuto sono stato nerazzurro, un minuto dopo ero di nuovo bianconero. Ma sono contento che sia andata a finire così, anche a mente fredda”.

Alla Gazzetta dello Sport, l’attaccante montenegrino racconta la sua lunga avventura italiana:

“Ero piccolo quando arrivai a Lecce e mi trovai catapultato in una nazione diversa. Bellissima, per carità, ma non capivo una parola di italiano. Ci ho messo un anno per impararlo”.

La nuova avventura pare meno difficoltosa:

“Sono più grande, ho personalità e ho viaggiato parecchio. E poi, con l’inglese me la cavo, cosa che aiuta molto. All’Al Jazira come si sta? Per me è un’esperienza nuova, mi trovo bene e ho tanto entusiasmo. Il livello del calcio è buono. Certo, tatticamente non è l’Italia, però…”.

Ha già segnato sei gol in quattro partite nel nuovo campionato, ben cinque solo negli ultimi due match:

“Ma segnare è difficile ovunque. Diciamo che mi sta andando tutto bene. La vita fuori dal campo è totalmente diversa dall’Italia. La cosa più bella è che cammini senza che qualcuno ti riconosca. Sei uno qualunque”.

Domenica ci sarà Juventus-Roma e Vucinic sa da che parte stare:

“Tifo per i campioni d’Italia, ma nella squadra di Garcia ci giocherei volentieri. Quella nella capitale è stata un’esperienza bellissima. Come si ferma Totti? E’ impossibile, ci provano da 21 anni, ma non ce l’ha fatta ancora nessuno”.

La Juve di Allegri che squadre è:

“Senza Conte i bianconeri hanno perso tantissimo, ma con Allegri ha guadagnato altrettanto. Si vede la sua mano e soprattutto gli va dato il merito di aver preso il controllo in totale armonia di una squadra abituata negli ultimi tre anni a ragionare in un altro modo. E oltretutto sta vincendo sempre”.

Tifa Juve, sostiene Garcia. E alla fine, Mirko decide di non scontentare nessuno:

“A Roma è nato mio figlio e ho segnato nel derby, a Torino ho vinto il primo scudetto con un mio gol decisivo. In giallorosso la tifoseria è più calorosa, in bianconero la pressione è maggiore. Juve e Roma non lotteranno solo per il tricolore, ma andranno lontane anche in Champions League”.

alessandropignatelli

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