Lo sapevate che nell’ottobre del 2011 Alberto Zaccheroni fu ricevuto dall’imperatore del Giappone Akihito, evenienza rara e riservata solo alle personalità più importanti, perché quest’ultimo voleva complimentarsi col tecnico romagnolo? Un aneddoto, un episodio tra i tanti che hanno reso – e stanno rendendo – l’avventura di Zac nel lontano Sol Levante la più entusiasmante e inattesa da quando ha cominciato ad allenare, nel 1983 a Cesenatico. Aveva trent’anni, ora ne ha 60 e ha l’esperienza giusta per vivere la vigilia di una partita di Confederations Cup senza timori di sorta, pur essendo l’avversario di turno l’Italia di Prandelli, pur avendo perso all’esordio 3-0 contro i padroni di casa del Brasile.
Ma Zaccheroni, uno scudetto vinto col Milan nel 1999, conosce bene il calcio e soprattutto i suoi giocatori, coi quali ha inanellato dall’agosto 2010 a oggi risultati incredibili: innanzitutto una Coppa d’Asia in Qatar nel 2011 (primo e fin’ora unico tecnico italiano a vincere con una Nazionale straniera), vittorie prestigiose come quella contro l’Argentina (e una striscia di 13 risultati utili consecutivi, record nella storia della selezione nipponica) e, non di meno, è stata la prima squadra nel mondo a qualificarsi per i prossimi mondiali brasiliani. Stanotte, a mezzanotte ore italiane per la precisione, affronterà l’Italia a Recife, Zac non vuole fare un’altra brutta figura:
“Quella contro l’Italia per me non può essere una partita come le altre, è inutile fingere. Contro non avrò nemici, ma solo avversari. Comunque voglio vincere. Sulla carta l’Italia è più forte, lo sappiamo, ma sappiamo anche che non sempre nel calcio il pronostico viene rispettato. Non vorremo pensare solo a Pirlo e a Balotelli, ma alla squadra che ha qualità in tutti i reparti ed è allenata da un tecnico che ha fatto benissimo, riportando entusiasmo e facendo giocare l’Italia a calcio. Abbiamo analizzato pregi e difetti dei nostri avversari, il problema è che questa Italia di difetti ne ha pochi. Cercheremo di toglierle gli spazi e chiudere le linee di passaggio. L’importante sarà dimostrare di avere personalità”.
Qualcuno in sala stampa insiste sul fatto che lui, italiano doc, incontrerà proprio la nazionale del suo Paese. Ad esempio, cosa proverà quando sentirà l’inno di Mameli da avversario?
“In tutta la mia carriera mai avrei pensato un giorno di ritrovarmi ad affrontare l’Italia da avversario. Non canterò l’inno, ma per rispetto verso il Paese che così bene mi ha accolto. Il Giappone ha tutto per poter fare calcio. Sono persone eccezionali e mi hanno messo nelle migliori condizioni possibili per poter fare il mio lavoro. Hanno educazione, rispetto, collaborazione, dedizione. Quando sono arrivato io hanno vinto, ma perché erano già pronti per farlo. Io credo di avergli insegnato solo ad avere più coraggio. In tutto questo anno lo abbiamo avuto e forse ci è mancato solo nella partita contro il Brasile”.
In Giappone lo amano, in Italia non lo abbiamo mai capito a pieno: a Udine e Milano (sponda rossonera) le uniche vere soddisfazioni, ma anche quando sostituì Ferrara a sorpresa sulla panchina della Juve nel 2010 da più parti nello spogliatoio bianconero si levavano voci di ammirazione per lui. Zac ci sa fare, ma non è come tutti gli altri: ama il mare della Romagna e il bel calcio, per lui le chiacchiere stanno a zero.
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