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Conte attacca Capello: “Ricordato per gli scudetti revocati”, ma Calciopoli è una “fesseria”

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Antonio Conte, già protagonista (come potete vedere nel video) di un gesto plateale per difendere Giovinco dai fischi al momento del cambio, agita ulteriormente il post partita di Juventus – Chievo dando vita ad un violentissimo attacco contro l’allenatore “vincente” della storia bianconera che lo precede cronologicamente: Fabio Capello. Le bastonate sono talmente volute (e deliberatamente “cercate”) da risultare chiaramente premeditate, il boicottaggio (scelta dello stesso Conte) delle conferenze pre-partita lascia soltanto i 10 minuti su Sky e Mediaset dopo i match per recapitare pubblicamente dei messaggi ai suoi rivali. La questione fra i due nasce dopo alcune dichiarazioni del più anziano collega a margine del premio Bulgarelli consegnato a Bologna lo scorso lunedì. Il ct della Russia, poco meno di due mesi fa presente insieme a Guardiola in una conferenza stampa negli Emirati Arabi dopo la consegna di un riconoscimento a Conte, ha voluto commentare la decisione di “punire” i calciatori dopo la rimonta subita con l’Hellas Verona, parole con le quali aveva preso nettamente le distanze dal suo erede vincente alla Juve:

Non sono mai stato per questo genere di cose, castighi non ne ho mai dati. Non fa parte del mio modo di pensare. Mi piace ragionare, parlare e trovare soluzioni

Tanto basta per scatenare la furia di Conte che proprio non vedeva l’ora davanti ai microfoni delle due pay tv di parlare ironicamente del “guru” Capello:

Io ascolto tutti i commenti e li rispetto tutti, anche quelli che dicono fesserie. Se ho fatto male, bene, se ho messo la pappa in bocca. Se mi riferisco a Capello? Mi riferisco a tutti quelli che fanno i maestri senza conoscere i fatti in casa d’altri. C’è più puzza in casa d’altri. Il prossimo anno chiederò al presidente di iscriverci al campionato inglese. A qualcuno dà fastidio che questa Juventus faccia meglio come numeri rispetto a quei due anni. Dei suoi anni ricordo non tanto il gioco, quella era la Juve di Lippi o di Trapattoni, sì ricordano gli scudetti revocati.

Evidentemente fra i due pesa ancora la chiusura del rapporto fra la Juventus di Moggi e il Conte giocatore che finì definitivamente fuori squadra proprio in coincidenza dello sbarco a Torino di Capello nel 2004. L’affermazione, venuta fuori con una virulenza tale da risultare tutt’altro che chirurgica, è stata immediatamente travisato da alcuni media ansiosi di sbattere in prima pagina un Conte che allude alla “puzza” di una squadra che si è vista revocare gli Scudetti. Troppo forte la tentazione di attribuire ad un simbolo bianconero una legittimazione della verità processuale che racconta i favoritismi che la dirigenza dell’epoca sarebbe stata in grado di garantire alla squadra, ma si tratta di un’interpretazione frettolosa e fallace.

Ovviamente l’allenatore juventino, anche noto tifoso bianconero, non ritiene quei titoli “giustamente” revocati e non alludeva a Calciopoli. A suo dire la “revoca” sarebbe un fatto talmente rilevante storicamente, un vero e proprio unicum, da consentire alla “Juve di Capello” di entrare negli annali più di quanto, secondo il suo pensiero, avrebbe meritato guardando al rapporto fra la forza della rosa, ai risultati ottenuti e alla qualità del gioco.

La chiarezza definitiva sulla questione arriva direttamente dalle parole di Conte rilasciate a Mediaset Premium qualche minuto dopo:

Capello ha vinto due scudetti qui, ma nessuno lo ricorda. Ricordo la Juve di Lippi e Trapattoni, Capello aveva la squadra più forte ma in Champions uscì prematuramente. Quindi bisognerebbe riflettere bene prima di parlare. Calciopoli? È una grande fesseria, la Juve di Capello era una grande squadra e ha meritato di vincere in campionato.

Più chiaro di così si muore. Per chi ha voglia di capire, ovviamente.

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