Il Torino esce psicologicamente malconcio dal derby perso all’ultimo istante allo Juventus Stadium. Non bastano i complimenti e gli applausi dei tifosi, perché la sconfitta è di quelle che fanno male portandosi anche dietro il gesto (punito dal giudice sportivo) di Ventura verso un sostenitore granata. Nulla di grave, sia chiaro, anche perché la stagione “europea” del Torino è un’altalena, certamente meno esaltante in campionato rispetto alla stagione precedente, quella del tandem Cerci-Immobile. Un’altalena anche fisiologica, con l’Europa League da onorare e forse anche da mettere in cima alle voglie dei giocatori considerando le prestazioni. In campionato, invece, pesa soprattutto la sterilità offensiva nonostante un Quagliarella da subito ben integrato nell’ambiente e negli schemi granata.

Di questa altalena esistono i due volti. E sono rappresentati segnatamente da due giocatori ben precisi. Da un lato Matteo Damian, ormai una garanzia, per nulla condizionato o esaltato dal ruolo fisso nell’undici della Nazionale, jolly ovunque giochi, sempre presente, sempre attento, sempre puntuale. Sempre tra i migliori. La stracittadina lo metteva contro Lichtsteiner: duello stravinto grazie all’intelligenza tattica del ragazzo di Rescaldina cresciuto nelle giovanili del Milan.

Dall’altra parte, dietro la lavagna, ormai esubero di uno spogliatoio che in tanti raccontano come spaccato in due, l’ex bianconero Antonio Nocerino. 5 presenze per lui, meno di 250 minuti in campionato, ormai ai margini. La colpa sarebbe da attribuire a quel contratto che ancora lo lega al Milan che gli garantisce soldi che tolgono stimoli, soprattutto se forse non ne hai più di testa. In società urge trovargli nuova collocazione, se no può diventare anche un problema mediatico: le promesse estive paiono svanite e Nocerino è rimasto il fantasma dell’ultimo periodo in rossonero e dei sei mesi al West Ham. Lui e Barreto sono da far fuori. Parola della dirigenza.

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ultimo aggiornamento: 03-12-2014