Intendiamoci: ogni allenatore che è arrivato al top con un preciso stile di gioco ha in testa un riferimento quasi imprescindibile. Davvero in pochi hanno saputo cambiare, che è sempre un rischio, confermandosi vincenti. È successo a Lippi ed a Capello in Italia (per il primo anche nel mondo), ad Heycknes in Germania ed Europa, e solo in parte a Mourinho. Rafa Benitez è nel guado, una via di mezzo, ma il suo riferimento restano gli anni di Liverpool. Ed ecco perché oggi ha le idee più chiare, vedremo se vincenti, circa questo gruppo Napoli che comunque è partito piuttosto forte.
Innanzitutto, non c’è un Gerrard, ma c’è un Kuyt. L’olandese aveva un ruolo chiave nei Reds due volte finalisti di Champions League, un ruolo tattico ma anche concreto, coperture e scalate fatte a tempo, qualità da combattente e quel letale senso del gol che prendeva alle spalle le difese avversarie. Ecco, Benitez sta costruendo su questo modello Goran Pandev, che doveva essere l’escluso di questo nuovo attacco partenopeo, stretto nella morsa Higuain-Callejon-Insigne. Non che questi stiamo facendo male, ma Benitez vede sempre più nel macedone l’identikit del giocatore che cercava e che non credeva di avere. Anche da prima punta. Come a Liverpool con Kuyt quando mancava Torres o stentava Baros prima ancora.
In sintesi: o gioca un pupillo, che poi è uno che deve fare la differenza, oppure meglio un atipico che permetta un gioco senza punti di riferimento (alla spagnola) ma anche di grande esercizio tattico (e qui c’è il conservatorismo iberico di Benitez per il quale in patria non sempre viene stimato a dovere).
Tutto ciò non significa che Pandev abbia preso la maglia da titolare, ma vuol dire che farà molte più presenze di quanto si potesse credere in estate. La prossima frontiera sarà un centrale alla Gerrard (Gonalons non mi pare proprio l’uomo adatto), che possa coprire le spalle a un Hamsik sempre più trequartista cardine come nella sua nazionale e, appunto, un vice Hamsik che non c’è. Per questo è interessante l’accostamento Napoli-Ganso. Il brasiliano gioca felpato, quindi non è il sosia dello slovacco, ma sa giocare lì e sa giocare come vuole Benitez. Edu Vargas sacrificato? Beh, oggi è tornato a valere qualche buon euro e nel ruolo il Napoli rischierebbe soltanto una pericolosissima sovrabbondanza.
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