Tra stasera e domani si conosceranno i nomi delle ultime squadre che prenderanno parte alla fase a gironi di Champions League, quindi sorteggi e Supercoppa a Praga: tanti importanti appuntamenti per la Uefa che eleggerà anche il miglior giocatore della scorsa stagione. Dal 1997 al 2010 si chiamava UEFA Club Footballer of the Year e veniva proclamato a Montecarlo a fine agosto, da tre anni è cambiata dizione ma non il senso: UEFA Best Player in Europe Award, una sorta di vecchio Pallone d’Oro (compresi i voti dei giornalisti) da quando quest’ultimo si è fuso col Fifa Player Award ed elegge calciatori non solo militanti in club europei. Con la nuova nomenclatura il premio è andato a Lionel Messi, due anni fa, e a Andres Iniesta, l’anno scorso, quest’anno dopo la prima selezione è corsa a tre tra Cristiano Ronaldo, il solito Messi e mister triplete col Bayern Monaco Franck Ribery.
Proprio quest’ultimo ieri ha rilasciato un’interessante intervista sul settimanale Kicker in cui ha spiegato quanto ci tenga a portare a casa il riconoscimento, il primo di natura individuale (oltre a un paio di “calciatore francese dell’anno“) della sua fin qui brillante carriera:
“È un riconoscimento che inseguo da tempo. La scorsa stagione ho giocato molto bene e ho vinto cose importanti: perchè non dovrei vincerlo? Penso di meritarlo più degli altri due. Essere tra i tre finalisti è già un riconoscimento, ma quando fai una stagione del genere è giusto che ti sia riconosciuto. Certo, non sarebbe la fine del mondo: ma non vincere mi renderebbe triste. Messi e Cristiano Ronaldo hanno una cosa più di me: segnano di più. Ma io faccio più assist”.
Quarantuno presenze e undici gol la scorsa stagione, quest’anno ha già timbrato il cartellino contro il Norimberga ed è innamorato del Bayern Monaco più che mai. Un Ribery che ha vinto tanto ma che vuole ancora di più, con Guardiola, in Baviera:
“Mourinho voleva portarmi a Chelsea. Con lui parlo spesso e ho un buon rapporto. È un grande allenatore che sa creare un rapporto speciale con i suoi giocatori. Nutriamo un grande rispetto reciproco, ma in Supercoppa voglio batterlo”.
E non vuole più che sia additato come il “cattivo” della situazione:
“Mi raffigurano come un cattivo e invece sono uno sensibile. A Guardiola ho detto che non ho bisogno di tanti discorsi, ma di qualche buona parola ogni tanto: che so, un buongiorno, un complimento… Mi danno fiducia. E nella vita mi piace di più donare che ricevere, anche se alle volte c’è chi se ne approfitta. Ma è come nel calcio: più che segnare, mi piace mandare in gol gli altri”.
Trenta anni, abbastanza per poter definire Franck Ribery maturo: che sia arrivato l’anno di ricevere l’ambito riconoscimento di miglior giocatore del mondo? Chissà.
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