La Juve ha problemi di abbondanza in attacco con sei unità arruolabili in campionato (e cinque in Europa)? Niente a confronto del Sassuolo, che dopo il mercato di riparazione invernale ha fatto incetta di nuovi acquisti arrivando ora ad avere un organico extra-large (32 i giocatori in prima squadra) con la bellezza di dieci elementi solo nel reparto offensivo. Il patron dei neroverdi Giorgio Squinzi, con l’aiuto del braccio destro e fido direttore sportivo Nereo Bonato, ha letteralmente fatto il pieno a gennaio, perché con dodici nuovi arrivi quello degli emiliani è stato per distacco il mercato più lauto tra le venti di A; non bastasse ha anche cambiato l’allenatore con l’avvicendamento tra Eusebio Di Francesco e Alberto Malesani, una vera e propria rivoluzione di gennaio che ai più ha fatto storcere il naso (e il campo ha già emesso il primo verdetto con la sconfitta casalinga contro il Verona).

Insomma, come può una squadra capace di strappare punti contro Roma, Napoli e Milan, che ben si conosce dopo un anno ottimo in Serie B, che già era stata per certi versi stravolta in estate, trovare il bandolo della matassa per il rush finale in cui l’obiettivo di maggio è la salvezza? Come può farlo con dodici elementi nuovi di cui ben sette subito in campo (cioè titolari) alla prima di Malesani da allenatore? Prima della sfida con l’Hellas il tecnico veneto aveva spiegato senza troppi giri di parole:

“Dobbiamo ripagare gli enormi sforzi fatti dalla società, sul campo andremo a tutta, dando tutto ciò che abbiamo. I giocatori, dopo il cambio in panchina, reagiscono bene, tutti hanno voglia di mettersi in mostra, ma qui ho trovato una cultura del lavoro che fa onore alla società e a Di Francesco, non ho fatto tanta fatica a stimolarli. Troppi volti nuovi? Vanno messi in una struttura di gioco che i ragazzi fanno da una vita. Non ci sono grandi preoccupazioni a riguardo”.

Poi il ko, nella conferenza stampa post-gara molte domande come ovvio insistevano sullo stravolgimento dell’undici iniziale, con la fascia da capitano assegnata addirittura a un giocatore all’esordio, cioè Paolo Cannavaro:

“Abbiamo comunque grande fiducia perché la classifica è veramente molto corta e niente è ancora scritto. Per questo la società ha acquistato molto e io ho deciso di schierare i nuovi arrivi per comprendere meglio dove ci sarà da lavorare maggiormente. La fascia da capitano? Magnanelli era fuori e Cannavaro, vista anche l’esperienza maturata al Napoli, era l’uomo giusto”.

A molti commentatori del lunedì la strategia del Sassuolo non è comunque piaciuta, perché se è vero che il club ha acquisito elementi di indiscussa esperienza e qualità (su tutti Manfredini, Cannavaro, Sansone, Floccari, Brighi e Biondini), dall’altro farli calare nella lotta salvezza dopo numerose stagioni se non ai piani alti della classifica, quanto meno a quelli medi, sarà davvero molto difficile. Non è di questa opinione il direttore sportivo degli emiliani che oggi ha parlato del suo mese intenso di lavoro e di quanto si ritenga soddisfatto di come è andato il mercato:

“Abbiamo cercato di creare la base per il futuro, ci sono stati dieci acquisti ma allo stesso tempo sono usciti otto calciatori, senza contare gli infortunati. Prima la nostra strategia era quella di fare il mercato solo in estate, mentre quest’anno in serie A è stato fatto in due sessioni. Questo è un organico di valore che ci può portare a raggiungere il nostro obiettivo, non c’è stato niente di improvvisato, come dice qualcuno, non è vero che gli acquisti sono arrivati dopo il cambio di panchina”.

Per la cronaca il Sassuolo ha comprato oltre ai già citati sei calciatori, anche i giovani Sanabria e Zapata, in più Ariaudo, Mendes, Rosi e il portiere Polito. Hanno lasciato la città Laribi (Latina), Gomes (Delta Porto Tolle), Rosati (Fiorentina), Schelotto (Parma), Rossini (Parma), Valeri (Ternana), Marzorati (Modena) e Kurtic (Torino). Indubbiamente al netto delle operazioni in entrata e in uscita, la squadra si è rafforzata: ma basterà accumulare figurine per mantenere la categoria?

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