La richiesta della Procura nazionale antidoping è di 4 anni, ma la difesa di Paul Pogba punta a una consistente riduzione del periodo di stop aggrappandosi alla buona fede. Il francese non è disposto a fare un passo indietro sull’onorabilità delle proprie azioni: vuole dimostrare, in sostanza, di non aver assunto alcuna sostanza dopante nella piena coscienza e intenzione di alterare le sue prestazioni.
La positività emersa nelle provette analizzate è al Dhea, cosiddetto “Ormone della giovinezza“, vietato in Italia dal 2021 per i tanti effetti collaterali che provoca. In altri Paesi però non solo non è vietato ma può essere anche contaminatore (voluto e non) di altri prodotti riconosciuti dal protocollo sportivo. Attorno alla questione si svilupperà dunque la tesi difensiva che punterà sull’assenza di malafede nell’aver assunto integratori l’estate scorsa, pare su consiglio di un medico di fiducia e senza il coinvolgimento dello staff sanitario della Juventus.
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