Chelsea's Spanish striker Fernando Torres gestures during the pre-season football friendly match between Chelsea and Real Sociedad at Stamford Bridge in London on August 12, 2014. AFP PHOTO/BEN STANSALL RESTRICTED TO EDITORIAL USE. NO USE WITH UNAUTHORIZED AUDIO, VIDEO, DATA, FIXTURE LISTS, CLUB/LEAGUE LOGOS OR LIVE SERVICES. ONLINE IN-MATCH USE LIMITED TO 45 IMAGES, NO VIDEO EMULATION. NO USE IN BETTING, GAMES OR SINGLE CLUB/LEAGUE/PLAYER PUBLICATIONS. (Photo credit should read BEN STANSALL/AFP/Getty Images)
Fernando Torres finisce così alla corte di Adriano Galliani prima ancora che a quella di Filippo Inzaghi dopo oltre dieci anni di inseguimento. Il massimo dirigente rossonero approfitta della ferrea volontà del calciatore, messo ai margini dal “polso” di Mourinho, e dopo non essere riuscito ad accontentare Carlo Ancelotti negli anni d’oro accontenta almeno il nuovo tecnico (da lui fortemente voluto a costo di “bruciare” prima Allegri e poi Seedorf).
Ma questo Torres è l’uomo giusto per il Milan? Probabilmente sì. Perché ha appeal e ha bisogno di stimoli dopo tre anni davvero angusti ravvivati giusto da una parte dell’esperienza agli ordini di Benitez culminati con la conquista (da protagonista) dell’Europa League. Nel 4-3-3 di Inzaghi serviva un uomo di classe, lineare nelle giocate, non un improvvisatore, che segnasse la spaccatura del dopo-Balotelli.
Perché di Torres si può dire di tutto ma non che sia un calciatore avulso dai movimenti di squadra: lo spagnolo sa muoversi in appoggio, lavora molto bene di sponda, ha un calcio pulito nelle apertura e buona verticalità in un contesto che dovrebbe spiccare per capacità di ribaltare il fronte di gioco (vedi Trofeo Tim).
Certo, il punto interrogativo è la cosiddetta “fame”. Perché il Milan ha bisogno di tanto agonismo in un anno nel quale dovrà riconquistare punti in classifica, tifosi e forse lo stesso Silvio Berlusconi.
Ecco, Torres dovrà tornare a tirare fuori i gomiti come faceva ad inizio carriera, perché districarsi tra le difese italiane non è mai facile. Verrà atteso al varco. E dovrà tornare uomo d’area con in panchina però un maestro del concetto di gol e di convinzione in area di rigore. Nella lista dei nomi era davvero il meglio del peggio, meglio anche di Destro che non poteva fare per carriera e anagrafe da punto di riferimento e meglio anche del connazionale Soldado troppo poco partecipativo per un Milan che a centrocampo non sempre sarà in grado di dominare le partite.
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