Benvenuto Cavanda tra i fuori rosa! Ti accoglieremo calorosamente” è il tweet ironico scritto da Mauro Zarate nella giornata di ieri: Luis Pedro Cavanda, giocatore angolano naturalizzato belga classe ’91, è molto vicino a passare il resto di questa e della prossima stagione ai margini, se non fuori, della rosa della Lazio. La solita storia che ora ricostruiremo passo dopo passo con dichiarazioni, offerte, accuse e opinioni in merito, tutto il necessario dunque per fare un quadro il più possibile completo e oggettivo dell’ennesimo divorzio a tinte bianconceleste dopo i casi Pandev, Carrizo, Diakitè e tanti tanti altri.

Cavanda ha 16 anni quando Walter Sabatini lo scopre nelle giovanili dello Standard Liegi, riuscendo a convincere Lotito che dunque lo aggrega alla Primavera laziale sganciando appena 15mila euro. E’ un giocatore acerbo, gran corridore ma ancora immaturo, sicuramente un cursore di fascia che ha però bisogno di crescere: Reja prova a buttarlo nella mischia nonostante la giovanissima età, lui fa qualche errore di troppo (come quello in casa della Juve ai tempi di Delneri col gol di Krasic a tempo scaduto) e così i vertici del club capitolino decidono di mandarlo in prestito a farsi le ossa.

Due anni fa il Torino, quasi una meteora, l’anno scorso al Bari, in cui gioca poco ma non male, quest’anno il nuovo allenatore Petkovic decide di affidargli il ruolo di vice-Lulic. Complici gli infortuni del bosniaco Cavanda gioca e gioca davvero bene, facendo tutti contenti; a dicembre però cambia procuratore, da Franco Zavaglia a Ulisse Savini, e questo avvicendamento fa saltare il banco del rinnovo: in scadenza nel 2014, il giocatore e il suo procuratore rifiutano l’offerta di 180mila euro all’anno proposta dal club capitolino, chiedendone 400mila. Il solito braccio di ferro che ricorda quello con Mobido Diakité il cui agente è proprio Ulisse Savini.

Quest’ultimo inquadra la situazione di Cavanda ai microfoni de LaLazioSiamoNoi.it:

“Io non so se il ragazzo è fuori rosa, è una situazione particolare, anche perché parliamo di un giocatore in scadenza nel 2014. La cosa non ci è piaciuta, ma non volevamo creare casi, anche perché eravamo alla vigilia di una partita importante. Trattativa per il rinnovo? L’offerta della Lazio è sempre la stessa e la società dice di averla concordata con l’agente precedente (Zavaglia ndr). A noi questa cosa non risulta, abbiamo chiesto la ridiscussione totale del contratto, visto che l’agente è diverso e considerato che nessuno aveva dato l’ok a quell’offerta. Credo neanche il procuratore precedente, che considero un ottimo professionista. La Lazio sostiene, invece, che l’offerta era stata accettata e quindi l’equivoco nasce da qui. Noi questa offerta non l’accettiamo. Noi ci siamo resi disponibili a continuare a discutere di rinnovo, perché il nostro obiettivo non è andare a scadenza. Assolutamente. Non vogliamo arrivare a quel punto. Dunque o si trova un accordo soddisfacente per le parti, oppure spero che la Lazio lavori con noi a una soluzione per giugno che vada bene per tutti. Estimatori? Lui piace in Premier e sogna di giocare lì, ma se trovasse l’accordo con la Lazio firmerebbe subito. Alla base del non rinnovo non c’è la volontà di andare in Inghilterra”.

Ieri è arrivata la risposta di Igli Tare, ds biancoceleste, a margine dell’annuncio dei rinnovi dei vari Onazi, Lulic, Dias e Gonzalez:

“Per quanto riguarda Cavanda credo che questa situazione stia prendendo la strada sbagliata. Il giocatore ha un contratto fino al 2014 con la Lazio e non ci sono tutte queste problematiche da parte del suo procuratore. Ulisse Savini è lo stesso procuratore che aveva sotto contratto anche Diakité e sappiamo come è andata a finire. Con Zavaglia, procuratore del giocatore fino a dicembre avevamo già un accordo di prolungamento del contratto. La situazione è cambiata da quando è seguito da un altro procuratore e non dipende dalla nostra volontà. Cavanda e Diakitè sono due giovani cresciuti nella Lazio sui quali la società aveva puntato programmando un percorso ben preciso. Ci sono dei diritti e dei doveri che devono essere rispettati da entrambe le parti. La strada che hanno scelto evidentemente si distanzia da quella che aveva la Società”.

Più duro Claudio Lotito a SkySport 24:

“Quando dei procuratori assumono comportamenti che sono comuni nel loro agire succedono queste cose. Savini è diventato l’agente di Cavanda ed è anche l’agente di Icardi e Diakitè, quindi tre situazioni simili che denotano una volontà chiara. La società assume un comportamento diverso. Un giocatore che resta nella stessa società porta poco guadagno all’agente, mentre se un giocatore cambia squadra ci sono vantaggi diversi e soprattutto quando si libera a parametro zero c’è un vantaggio indiscusso. Per Diakitè abbiamo offerto una cifra importante: 850mila euro, prendeva 250mila euro. E’ cresciuto dalla Lazio e da un anno e mezzo proviamo a rinnovare ma l’agente aveva già scelto il suo futuro. Questo comportamento da mercenario va contro i valori dello sport, si pensa solo ad avere un euro in più”.

Piccata la controreplica di Savini tramite tuttomercatoweb:

“Se per mercenario si intende non accomodante nelle trattative a difesa dei miei assistiti, che ripongono in me la massima fiducia, allora lo posso accettare… Se invece si interpreta diversamente, è un termine che non mi appartiene assolutamente: io gestisco i contratti per far trarre ai miei giocatori il massimo del beneficio. Chi mi conosce lo sa, non ho mai pensato al guadagno personale ma al bene dei miei assistiti”.

Per Diakité, ormai nel dimenticatoio da tempo e in scadenza a giugno, è ancora aperta la pista russa che risponde ai nomi di Terek, Rubin e Anzhi (il mercato non è ancora chiuso a quelle latitudini), ma pare che alla fine partirà a zero a giugno destinazione Napoli o Juve. Per Cavanda il futuro è incerto, di certo la piazza continua a farsi domande per il trattamento così inflessibile di alcune situazioni gestibili magari in maniera differente (in questi giorni si è tanto parlato di Campagnaro, prossimo all’addio al Napoli a zero ma regolarmente in campo e pure in forma); una per tutte riportiamo l’opinione di Bruno Giordano, attaccante mai dimenticato a Roma sponda biancoceleste, che appoggia in pieno Cavanda a Radio ManàManà:

“La richiesta di Cavanda e del suo procuratore alla Lazio è più che legittima. In un calcio sempre plurimiliardario la definirei addirittura più bassa del previsto. Chiedere 400 mila euro all’anno mi sembra giusto, il giocatore è costato 15 mila euro alla società che lo prese grazie a Walter Sabatini. Lotito per il belga non arriva nemmeno alla metà della richiesta dell’agente, se continua così continua a perdere giocatori, accadrà con Cavanda quello che è già successo con Pandev, Zarate, Carrizo, Diakité”.

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