Le voci sui gioielli dell’Atalanta accostati a determinate squadre è un contesto ormai abitudinario, specialmente quando si è in pieno periodo calciomercato. Tanto per fare qualche nome Scalvini, Koopmeiners, Hojlund, Lookman (e così via), costantemente etichettati come partenti e dati alle cosiddette “big”.
Tralasciando la differenza tra notizia concreta o meno, ci si scorda di un punto importante: l’Atalanta è una grande squadra, in Europa League, e avente dalla sua un progetto ambizioso, dandole la capacità di sapersi riadattare pur rimanere in alto. Detto in poche parole: cadere in piedi. Certo, tutelare la propria grandezza vuol dire anche trattenere i giocatori più importanti, ma dall’altra la cessione può essere una vera e propria opportunità.
La partenza è inevitabile se una determinata pedina vuole lasciare Bergamo, ma è il “come” lo si sostituisce che fa sempre la differenza tra chi si vuole sedere sugli allori e chi ha voglia di migliorare. L’Atalanta negli anni d’oro ha fatto ciò facendosi pagare e non poco, per reinvestire il ricavato con furbizia senza esagerare: considerando che il talento farà sempre la differenza su prezzi e nomi, al di là delle differenze di vedute da parte della critica nerazzurra.
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