Pessima fine per il grande Parma degli anni ’90, quello che sotto la presidenza di Calisto Tanzi, divenne uno dei più competitivi club a livello nazionale e internazionale. I trofei di quegli anni, ormai, sono stati indelebilmente macchiati dal crac Parmalat, che ha dapprima portato nelle aule dei tribunali tutti i manager dell’azienda della famiglia Tanzi e gli stessi dirigenti del club, fallito assieme alla Parmalat. Ora, però, nel filone che riguarda il fallimento del Parma, sono stati inseriti anche undici ex calciatori, accusati di bancarotta fraudolenta per distrazione in concorso con Tanzi, il figlio Stefano e Barili.

I dettagli dell’inchiesta sono riportati dall’edizione odierna della Gazzetta di Parma: il rinvio a giudizio, è stato chiesto per alcuni dei più grandi protagonisti del Parma degli anni 90, da Crespo ad Asprilla, da Thuram a Veron, passando per Apolloni, Chiesa, Dino Baggio, Stoichkov, Brolin, Minotti e Crippa. Ci sono quasi tutti, insomma: si tratta dei calciatori più rappresentativi di quella squadra, che proprio per la loro visibilità la loro immagine fu sfruttata, secondo gli inquirenti, da Tanzi per creare giri di denaro illeciti.

Nello specifico, i calciatori in questione avrebbero firmato contratti di sponsorizzazione e promozione di prodotti Parmalat gonfiati o mai realizzati, in modo da distrarre dalle casse del club emiliano qualcosa come 10 milioni di euro in dieci anni. Per farla breve: i calciatori venivano pagati per sponsorizzazioni e pubblicità che nella realtà dei fatti non venivano poi realizzate, ma emettevano fatture che attestavano poi la prestazione pubblicitaria per la società di Collecchio. Un modo ‘facile’ secondo gli inquirenti per consentire ai calciatori di percepire compensi più lauti, mentre la società poteva recuperare qualcosa scaricando il tutto dalla dichiarazione dei redditi. Un giochetto che ora potrebbe costare molto caro a ben undici glorie del Parma.

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ultimo aggiornamento: 26-11-2013