Per chi sente l’A.B.C. sulla propria pelle ha due frasi su cui appoggiarsi per descrivere in poche parole cosa voglia dire tifare Atalanta. La prima è la classica “Maglia sudata sempre” però c’è anche una seconda (ma non meno importante): la fede oltre il risultato.
Un concetto che si addice nei momenti di difficoltà per trovare un po’ di conforto nel caro patriottismo atalantino, che al tempo stesso può essere anche utilizzato nei contesti dove la posta in palio è pari a quella di una semplice amichevole: addirittura ad obiettivo già concluso.
Se tifosi di altre piazze sarebbero stati al calduccio davanti alla tv con il primo posto in tasca, il popolo atalantino ragiona diversamente presentandosi in 641 a Rakow viaggiando per oltre 1300 km, sopportando il gelo polacco dove neanche la birra riesce scaldare. Basta poco per sciogliere il cuore degli atalantini, e quel “poco” lo porta Muriel con una doppietta di classe. Dalla dolcezza all’esaltazione per il goal di Bonfanti (un figlio del vivaio) fino al goal di De Ketelaere, il tutto cantando per 90 minuti. La fede veramente oltre il risultato, anche quando c’è la possibilità di sedersi sugli allori.
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