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Palermo, Gattuso si confessa: “Allenare è uno stress, ma era giusto smettere di giocare”

Neanche il tempo di appendere gli scarpini al chiodo e Gennaro Gattuso ha subito avuto l’occasione della vita: a 35 anni è già allenatore di una piazza importante come Palermo, la favorita numero uno alla promozione in Serie A la prossima stagione. Una responsabilità niente male per Zamparini e Perinetti che gli hanno accordato fiducia, ma anche per lui stesso che ha dalla sua quindici anni di calcio ad altissimi livelli e mezza esperienza a Sion in qualità di giocatore-allenatore. Che tipo di tecnico sarà il Ringhio nazionale? Difficile dirlo, intanto dal ritiro austriaco dei rosanero è già trapelata la sua predilezione per la difesa a quattro, centrocampo fisico e fantasia in avanti con una sola vera punta di ruolo; corre e fa correre, suda insieme ai ragazzi, si sgola e non si accontenta, oggi il Palermo ha vinto 8-0 nella prima amichevole stagionale contro una selezione locale ma a fine gara ha trovato tanti difetti che spera i suoi giocatori correggeranno. Uno stress allenare, ma Gattuso a un certo punto non aveva scelta:

“Mi pesa zero, ero già preparato. Dentro avevo questa voglia e questa passione di voler fare questo lavoro. Dentro di me negli ultimi anni ero sempre attento a quello che facevano i miei allenatori, per come veniva fatta la gestione del gruppo. Quando ho visto che non mi divertivo più, quando c’è stata la malattia che ancora mi costringe a prendere farmaci allora ho scelto di fare questo lavoro qui. E’ un lavoro molto più duro, ma mi diverte e mi dà la stessa adrenalina che mi dava da giocatore”.

E’ concentratissimo l’ex mastino del centrocampo del Milan, non vuole farsi fregare dai dettagli e sa di avere moltissimi occhi addosso; in conferenza stampa ha ammesso di non pensare a niente che non sia il campo, mostrandosi molto disponibile a parlare di beghe tattiche e dei suoi singoli giocatori:

“La differenza rispetto a quand’ero giocatore è che ora devo controllare 50-60 persone e la sera sono distrutto. Io da giocatore controllavo sempre il mio peso, mentre oggi vedo arrivare giocatori con 2-3 kg in più, in questi casi mi arrabbio molto. Sono dell’idea che quando si deve lavorare bisogna farlo al 100%, poi dopo è normale scherzare e divertirsi. In campo voglio 25 fratelli che dovranno dare sempre il massimo, si può anche perdere, dando però il 100%. Oggi stiamo lavorando sul 4-2-3-1, ma non escludo che poi potremo variare al 4-3-2-1. Chi sarà il capitano? Barreto e Munoz sono i candidati per la fascia. Dybala? Paulo è eccezionale, è due spanne sopra gli altri. Fa cosa in campo che io non potevo nemmeno pensare, ma deve svegliarsi. Noi dovremo essere bravi a metterlo nelle condizione giuste per sfruttare il suo potenziale”.

Allenare vuol dire anche esporsi e ricevere critiche, avere a che fare con giornalisti maliziosi e tifosi esigenti; Gattuso rivela un retroscena: “Allegri e Ancelotti mi hanno detto che prima di parlare alla squadra ed alla stampa devo contare fino a 10. Lo trovo un consiglio molto importante“. Ringhio è una matricola della panchina, la grinta però è quella dei tempi belli: basterà?

vieni127

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