Parma – Sampdoria 0-1: era il lontano 3 marzo quando i blucerchiati raccolsero gli ultimi tre punti dell’era Delio Rossi, eccettuati quelli inutili – seppur prestigiosi – contro la Juve alla fine del campionato scorso. Esclusa dunque quella partita (e non considerandola perciò nel conteggio) i liguri hanno raccolto la miseria di 6 punti nelle ultime 15 partite, riuscendo a perdere anche contro l’Inter di Stramaccioni e il Palermo retrocesso. Un ruolino da incubo per il tifoso sampdoriano che da tanto, troppo tempo non riesce a gioire a dovere per una bella prestazione della sua squadra, inclusa la figuraccia senza ritegno nell’ultimo derby quando i ragazzi di Delio Rossi hanno subito un 3-0 senza appello da un tutt’altro che irresistibile Genoa. Domani partita numero sei in campionato, con due punti in classifica e molti più punti di domanda, il club genovese si reca a domicilio di un Milan affamatissimo di vittorie dopo l’avvio balbettante.

Nella conferenza stampa della vigilia il tecnico della Samp Delio Rossi, criticato ma per il momento saldo sulla sua panchina e depositario della massima fiducia da parte della proprietà, si mostra equilibrato e carico al punto giusto, al momento unico atteggiamento possibile per emergere dalle sabbie mobili:

“In questo momento, come nei film di Perry Mason, ogni cosa che dici può essere ritorta contro di te. Le parole non servono: il mio compito è quello di dare fiducia e serenità ai giocatori. In questo momento siamo obbligati a mettere i tappi di cera nelle orecchie, non ci sono altre strade. Ci facciamo soltanto del male se pensiamo all’anno scorso, a chi c’era e a chi non c’è più. Ora dobbiamo fare bene con questi giocatori: abbiamo un ciclo difficile e dopo 10 partite tireremo le somme. Il nostro stato di forma? Ho bisogno di fare l’allenamento e valutare le condizioni degli acciaccati. Oggi si prepara la partita, un’idea di base ce l’ho, poi voglio vedere. In rosa non abbiamo due o tre fenomeni che se mancano quelli dobbiamo stravolgere tutto: siamo una buona squadra se facciamo il nostro ma penso che nessuno sia insostituibile”.

Ma perché la Sampdoria ad oggi, tanto più dopo il pareggio del Sassuolo in casa del Napoli, è considerata tra le venti la squadra più in crisi della Serie A? Ecco per il vostro uso e consumo tre possibili, o meglio probabili, motivazioni in merito.

Portiere rivedibile

Va bene, Romero guadagnava decisamente troppo e per conquistare il Mondiale brasiliano con l’Argentina aveva bisogno di cambiare aria; il Monaco in questo senso è stata una destinazione ideale per l’estremo difensore della Seleccion, così come forse Garrone ha davvero fatto bene a liberarsi di un giocatore dallo stipendio così esoso. A patto però che fosse stato sostituito: no, è stata data fiducia al pur volenteroso Da Costa, un numero 12 da tempo, un portiere che faceva il secondo anche a Curci l’anno della retrocessione, in definitiva un giocatore che non riesce a dare la giusta tranquillità al pacchetto arretrato. Dieci gol subiti in 5 uscite non sono tantissimi, eppure Da Costa avrebbe potuto evitarne qualcuno se non si fosse limitato a fare il compitino (con tutto il rispetto e riconoscendo l’abnegazione del ragazzo). Il secondo Fiorillo, tra l’altro, non dà tutte queste garanzie.

Mercato deficitario

I tromboni che si definiscono esperti di calciomercato (a buon intenditor…) a fine agosto si affrettavano a lodare il ds dei blucerchiati Carlo Osti per il mercato condotto: che colpo Gabbiadini, dicevano, ottimo liberarsi dell’ingaggio di Romero (dato via comunque solo in prestito), plusvalenza spaventosa con Icardi, e così via. La realtà è che la Samp nella sessione di mercato scorsa ha venduto tanto (oltre ai già citati anche Rossini, Munari, Volta e soprattutto in comproprietà Poli al Milan), non comprando una punta di ruolo (con la Roma giocavano Sansone e Gabbiadini, in panchina Petagna arrivato sulla sirena in prestito dal Milan), infoltendo il centrocampo con i vari Bjarnason, Barillà, Wszolek, se vogliamo Gavazzi, calciatori che ancora devono dimostrare di essere da Serie A.

Crisi d’identità

La psicologia nel calcio è importante: il tecnico che ha ottenuto più promozioni di categoria, ben 9, si chiama Osvaldo Jaconi (se lo ricordano a Castel di Sangro e Livorno, ad esempio), un decano del calcio che ottenne il patentino da allenatore con una tesi sulla psiche dei calciatori. Delio Rossi in questo senso pare aver perso la trebisonda, considerato anche il finale della scorsa stagione, e i cambi di modulo in corsa non sempre sono la panacea contro tutti i mali. Ultimamente il trainer romagnolo ha sfoderato un 4-4-2 che in qualche modo “sbugiarda” il 3-5-2 con cui in fondo ha ottenuto la scorsa salvezza (senza considerare che Rossi nasce zemaniano e fautore convinto del 4-3-3), cambi in corsa che spesso disorientano i giocatori.

Insomma, contro un Milan smarrito sarà necessaria una Sampdoria cinica e atleticamente brillante: saranno in grado Gabbiadini e compagni di invertire il trend col quale hanno cominciato la stagione? L’ennesimo interrogativo di una piazza che rivede i fantasmi di tre stagioni or sono.

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ultimo aggiornamento: 27-09-2013