Il Parma resta in Serie A ma con 5 punti di penalizzazione

Il Parma prenderà parte regolarmente al prossimo campionato di Serie A con 5 punti di penalizzazione, 2 anni di squalifica a Calaiò

Il Parma resta in Serie A: la ha deciso il Tribunale Federale Nazionale che ha inflitto al club ducale una penalizzazione di 5 punti da scontare in classifica nella stagione 2018-2019. Due anni di squalifica e 20mila euro di multa, invece, per il centravanti Emanuele Calaiò, reo secondo la giustizia sportiva di illecito sportivo per i messaggi inviati via Whatsapp ad alcuni calciatori dello Spezia prima della partita conclusiva del passato campionato di Serie B. Insomma, la strada per la salvezza da parte dei gialloblu sarà più difficile, ma quantomeno ha evitato di rimanere un altro anno nella serie cadetta.

Rispetto alle richieste, è stata dimezzata la squalifica per Calaiò, per il quale l’accusa aveva avanzato una proposta di 4 anni. Comunque sia, avendo il centravanti già 36 anni, per la sua carriera questa squalifica potrebbe essere decisiva.

Parma: il comunicato della Figc

“Il Tribunale Federale Nazionale – si legge nella nota – presieduto dall’avvocato Mario Antonio Scino, ha comminato al Parma una penalizzazione di 5 punti da scontare nella stagione 2018-19 e una squalifica di 2 anni, più un ammenda di 20 mila euro, al calciatore Emanuele Calaiò, in relazione al deferimento della Procura federale per la vicenda dei messaggi sospetti precedenti la gara Spezia – Parma», si legge nel comunicato ufficiale della Figc.

“Ebbene – prosegue il comunicato – alla luce dei principi testé enunciati, questo Tribunale ritiene provato che il Calaiò, nell’inviare all’ex compagno De Col i messaggi in questione, abbia posto in essere il tentativo di illecito previsto dall’art. 7, comma 1, CGS, irrilevante essendo che, nello specifico, a tutto voler concedere, questi possa essersi riferito unicamente alla propria incolumità fisica. È di tutta evidenza, invero, che anche la sollecitazione e/o l’invito ad omettere interventi di gioco sulla propria persona, ove accolta, possa ritenersi idonea, quanto meno in termini di tentativo, ad alterare l’andamento e/o lo svolgimento della gara”.

Insomma, la tesi del Parma e del calciatore, secondo cui si trattava di messaggi in tono scherzoso e che riguardavano anche l’incolumità fisica del calciatore, non è stata accolta. Si attende ora la sentenza sul Chievo.