La Lega Calcio ha deciso: restano le comproprietà

La Serie A dice no all’abolizione delle comproprietà: la decisione ratificata oggi in Lega Calcio, sconfitte Juventus, Lazio e Milan

Poteva essere una svolta epocale, invece il calcio italiano ha deciso di non decidere ancora una volta: la compartecipazione nella compravendita dei calciatori, istituto esistente solo in Italia, continuerà ad esistere. I club del massimo campionato nostrano potranno continuare a scambiarsi i giocatori ricorrendo alla comproprietà, la soluzione ormai più adottata nelle transazioni del mercato italiano e che consente ai club di godere di scappatoie contabili in grado di sistemare bilanci troppo spesso ‘in disordine’. Come riferisce ‘Sky Sport’ nel tardo pomeriggio di oggi, la Lega di Serie A ha deciso di non abolire le compartecipazioni nel corso dell’importante consiglio odierno.

Nei giorni scorsi erano circolate voci di una spaccatura dei club di A, con Juventus, Milan e Lazio favorevoli, contro il parere della maggioranza delle società guidate da Atalanta, Bologna, Udinese, Torino e Parma che hanno lottato per mantenere lo status quo. Le comproprietà sono state più volte nel mirino della Uefa e dell’Agenzia delle Entrate, proprio per i ‘giochi’ contabili che questo istituto fornisce ai club: le società che mettono in atto una compartecipazione, infatti, riducono i costi della transazione, dividendosi i costi del cartellino. Da diversi mesi, un team della Figc stava lavorando ad una soluzione alternativa alle comproprietà: tra le proposte, la più gettonata era quella del prestito con riscatto automatico, una sorta di riscatto obbligatorio che avrebbe potuto dare un input per la valorizzazione soprattutto dei giovani talenti.

Di fronte alla proposta di abolizione delle comproprietà con un periodo di transizione di due anni, la maggioranza delle società di Serie A ha detto comunque di no e ora su pressione dell’Agenzia delle Entrate, la Lega demanda agli stessi club la ricerca di soluzioni alternative. Oggi il calcio italiano aveva la possibilità di dimostrare trasparenza al cospetto di chi accusa troppo spesso le società di fare ricorso alla ‘finanza creativa’, ma evidentemente i pesanti rosso in bilancio hanno fatto pendere la bilancia dalla parte dello status quo.

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