La frase gira veloce negli ambienti del calcio, rimbalza tra dirigenti, addetti ai lavori e tifosi che provano a capire se sia solo una provocazione o qualcosa di più concreto. Si parla di una figura che, piaccia o no, negli ultimi anni ha inciso davvero sulle dinamiche del calcio italiano ed europeo. Una figura divisiva, capace di attirare consenso e critiche con la stessa facilità, e che oggi viene rimessa al centro del discorso.
Non è un’indiscrezione qualsiasi, ma un’opinione che pesa, perché arriva da chi il calcio lo racconta da decenni e ne conosce equilibri e contraddizioni. Il riferimento è a Ivan Zazzaroni, direttore del Corriere dello Sport, che ha indicato senza troppi giri di parole chi vedrebbe alla guida della FIGC.
Il nome è quello di Andrea Agnelli. Secondo Zazzaroni, sarebbe “il più competente” e soprattutto una figura in grado di cambiare davvero il calcio italiano. Parole che non arrivano per caso e che riaprono un discorso rimasto sotto traccia dopo l’uscita di scena dell’ex presidente della Juventus.
Agnelli presidente FIGC, una figura che divide
Chi segue da vicino il sistema calcio sa che il nome di Agnelli non è mai sparito del tutto. Le vicende legate alla Juventus, tra giustizia sportiva e tensioni istituzionali, hanno segnato una fase, ma non hanno cancellato il peso politico che ha avuto negli anni, soprattutto nelle relazioni internazionali e nei rapporti con le altre leghe europee.
Pensare a lui alla guida della federazione significa immaginare una rottura rispetto alla gestione attuale, ma anche accettare il rischio di ulteriori fratture. Perché Agnelli non è una figura neutra e difficilmente potrebbe diventarlo. C’è anche un altro aspetto, meno visibile ma altrettanto concreto: la credibilità del sistema. Negli ultimi anni si è incrinata più volte, tra polemiche, ricorsi e decisioni contestate. L’idea che serva una figura forte nasce anche da qui, da una certa stanchezza diffusa.
Le parole di Zazzaroni restano un’opinione, per quanto autorevole. Non c’è una candidatura ufficiale, né un percorso già tracciato. Ma il fatto che se ne torni a parlare in questi termini dice qualcosa sul momento che sta vivendo il calcio italiano.
