Francesco Serafino, fantasista del Boca Juniors, è da tempo nel mirino di alcuni dei più prestigiosi club europei. Diciassette anni compiuti da poco, è nato a Rho, ma la sua famiglia è originaria di Fuscaldo, in provincia di Cosenza. In Italia ha vestito le casacche delle giovanili di Reggina e Roma, poi a 12 anni si è trasferito in Argentina con la famiglia, poiché il padre è un cantante molto apprezzato da quelle parti. Sbarcato in Sudamerica, Serafino è stato notato dal Boca Juniors, che dopo una serie di vicissitudini e un intervento della Fifa è riuscito a tesserarlo e schierarlo con la formazione giovanile, con la quale sta facendo incetta di gol e attestati di stima.

Contattato in esclusiva mentre era in ritiro con la squadra, il ragazzo mi ha dato disponibilità ad un’intervista, dandomi appuntamento a subito dopo la gara disputata col suo Boca. Con franchezza e genuinità, mi ha raccontato la sua storia e le sue aspettative, in attesa di capire quanto di vero ci siano nelle voci di mercato che lo associano in Italia a Parma, Palermo, ma soprattutto Juventus.

Sei nato a Rho, ma cresciuto a Fuscaldo in Calabria, hai giocato con la Reggina ma anche con la Roma e ora indossi la maglia del Boca Juniors. Hai viaggiato tanto sin da piccolo, ora hai trovato quello la sistemazione ideale in Argentina?

Sì, da quando vivevo in Calabria, dove iniziai a giocare a calcio nella spiaggia e ad amare questo sport, sono cambiate molte cose nella mia vita… Ora penso di aver trovato la mia dimensione qui al Boca. Mi trattano bene, mi fanno sentire importante.

Al solito, si sente di famiglie che fanno molti sacrifici per consentire ai propri figli di emergere nel calcio, o nello sport più in generale. Nel tuo caso, è avvenuto un po’ il processo inverso. A 12 anni hai seguito la tua famiglia, trasferitasi in Argentina per lavoro. Come hai vissuto lo strappo con l’Italia e con il calcio italiano?

All’inizio è stato difficile per via della lingua, della scuola e per il calcio che qui è vissuto in modo diverso, non è facile per un europeo adattarsi al ‘futbol’ argentino, ma con il tempo tutto è migliorato e la mia integrazione è stata totale.

Com’è arrivata la chance Boca?

Mi segnalarono al coordinatore delle giovanili, Coquie Raffo, che mi convocò per un provino ed ebbi la fortuna di fare un gol all’incrocio dei pali, al primo pallone toccato… Comunque Raffo mi conosceva già dai tempi in cui lui coordinava la cantera del Barcellona in Argentina. A tredici anni, avrei dovuto far parte della stessa cantera, ma per un problema scolastico ero impossibilitato a raggiungere ogni giorno il centro per allenarmi.

In estate il via libera della Fifa per il tesseramento, che ad un certo punto sembrava potesse saltare. Hai mai temuto di non poter vestire la maglia del club argentino che ti ha fortemente voluto?

Un periodo difficile perché ad un certo punto pensavo di mollare tutto. E’ dura doversi allenare senza la prospettiva di giocare partite ufficiali nel Campionato AFA, per via di problemi burocratici… Per fortuna però, ho potuto disputare partite amichevoli e alcuni tornei in cui sono andato in gol.

Gli addetti ai lavori dicono tu possa ricoprire tutti i ruoli tra centrocampo e attacco. Quali sono le tue principali caratteristiche e qual è il ruolo che prediligi?

Mi ritengo un attaccante, più che un centrocampista, una seconda punta… mi piace giocare con un centravanti in mezzo per dialogare di sponda, triangolare veloce per arrivare al tiro in porta. Essere libero di spaziare a sinistra o destra. Ma qui al Boca mi impiegano spesso da laterale alto, per sfruttare la mia velocità e per i numerosi cross tesi che metto in mezzo all’area…

Sicuramente ti saranno giunte le voci relative all’interessamento di diversi club italiani: si parla di Parma, Palermo, Milan e Juventus. Come lo vedi un ritorno in Italia e in quale club ti vedresti meglio?

Ora sono concentrato a fare bene nel Boca, un club importante a livello Mondiale, che ha creduto in me, che ha saputo aspettarmi e che ha lavorato molto per farmi avere il permesso FIFA che mi permette di giocare qui in Argentina. Per il futuro non saprei che dire, circolano molte voci, il tempo dirà…

Qual è il calciatore italiano cui ti ispiri maggiormente?

Non mi ispiro ad un solo calciatore in particolare. Ammiro molto Totti, ai tempi in cui ho giocato negli ‘Esordienti’ della Roma lo vedevo da vicino allenarsi a Trigoria, io avevo 11 anni e per me era una emozione grandissima. Mi piace il suo modo di giocare di prima, la sua visione a 360 gradi. Mi viene in mente Baggio, immenso, Pirlo e tanti altri… spesso in Youtube mi fermo a guardare le giocate dei campioni italiani di un tempo. C’è sempre da imparare dai grandi talenti.

In Italia si parla tanto anche di Tomas Pochettino, altra promessa del Boca Juniors che pare sia vicinissimo alla Juve. Cosa puoi dirci su di lui?

Tomas è davvero forte, un centrocampista molto ordinato tatticamente e con un gran tiro dalla distanza che può risolvere la partita in qualsiasi momento. Si inserisce bene negli spazi, molto intelligente.

Il calcio italiano visto dall’Argentina: si dice ormai da anni che il nostro campionato sia in declino e comunque di livello inferiore rispetto ad Inghilterra e Spagna. Cosa ne pensi e cosa ne pensano gli appassionati di calcio dalle parti di Buenos Aires?

In effetti qui seguono di più il calcio spagnolo ed inglese, lo ritengono più attrattivo, ma c’è molta gente che non si perde nemmeno una partita del calcio italiano trasmessa da ESPN o Rai Internazionale. Secondo me, è arrivata l’ora di dare spazio ai giovani dei vivai italiani. Non posso credere che l’Italia non riesca più a sfornare i talenti di un tempo…

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ultimo aggiornamento: 29-09-2014


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