Verratti non vuole l'Inter, Lavezzi è sul mercato

Parigi è diventata uno degli epicentri del calcio europeo, soprattutto quando si tratta di fare movimenti che nell'ultimo anno e mezzo sono stati orientati all'entrata più che all'uscita (il solo Sakho ha fatto in qualche modo notizia, da parigino, trasferitosi in estate al Liverpool). Ora le dinamiche mutano, perché la rosa magari non è ancora al massimo per giocarsi una Champions League, ma vanta esuberi non di poco conto.

Si sono fatti i nomi in queste settimane di Menez e Pastore. Non amatissimi per motivi diversi da Laurent Blanc, soprattutto il secondo che fu l'operazione record dell'epoca (con sorriso a 32 denti di Zamparini), non vantano di certo una buona stampa. Se hai la personalità di Ibra, il rendimento non muta. Ma Pastore non è Ibra e sogna il rientro in Italia. A differenza forse di Verratti, che non ne vuole sapere delle avance dell'Inter commissionate all'uomo che gli fece valicare le Alpi, un certo Leonardo. Il giovane regista pescarese non ascolta i nerazzurri, dice radiomercato. A prescindere dall'ingaggio, visto che comunque il ragazzo è forte di un rinnovo appena ottenuto proprio a fini "protezionistici". D'altronde, ci aveva provato anche il Real Madrid, che non è proprio l'ultima arrivata.

Diverso ancora il discordo che riguarderebbe Ezequiel Lavezzi, mai inseritosi alla perfezione in Francia e lui sì interessato alle piazze milanesi. La sponda rossonera però boccheggia finanziariamente (oltre che in classifica) e solo pensarlo in via Turati è già peccato. Non si può fare. Mazzarri invece lo riaccoglierebbe a braccia aperte dopo gli anni insieme a Napoli, ma allora davvero dovrebbe entrare nell'ordine di idee mettere definitivamente da parte Milito e dare l'okay per l'uscita di Belfodil, almeno in prestito. Per crescere.

Tutto questo, Liverpool permettendo (che perderà al 99% Suarez a giugno). La prima estate di Thohir, cioè il momento delle campagne abbonamenti e delle campagne mediatiche per lo scudetto, da padrone assoluto dell'Inter che fu di Massimo Moratti.

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