Le magagne di Seedorf tirano sempre più la volata ad Inzaghi

Clarence Seedorf non ha convinto la società in questi primi mesi da allenatore del Milan. La soluzioni Inzaghi è più viva che mai

Non diventerà un tormentone conoscendo Galliani. Di certo è una scelta non semplice per il nome, i tempi e i modi. Far fuori Seedorf dopo pochi mesi di gestione non è da Milan, ma non è neppure da Milan non rispondere alla mancata qualificazione europea. In più l’olandese, che Berlusconi ha voluto per poi scaricarlo su suggerimento anche della cordata interna che fa capo alla figlia Barbara, si ritrova con due anni ancora di contratto, le spalle in parte coperte dal fatto di non aver iniziato lui la stagione, ma anche con qualche neo che fonti sicure dicono che Galliani non gli vuole perdonare.

Dalla gestione con troppo bastone di Mario Balotelli, sempre più perso sull’erba di Milanello e di San Siro, fino al fatto di aver preteso una decina di collaboratori nuovi, tra cui il reparto medico e lo psicologo, che a libro paga del Milan con questi risultati pesano davvero troppo. Insomma, Seedorf in società non ha saputo riconquistare nessuno e ci è riuscito soltanto in parte con i tifosi (mossa che in questo senso pareva pure azzeccata). Soprattutto non ha saputo esprimere un calcio logico per il campionato italiano, che non è solo improvvisazione e fase offensiva se non hai le qualità per costruire da dietro. La squadra infatti ha giocato troppo spesso spezzata in due.

Se ne sono accorti tutti in società, pure i giocatori, soprattutto i primi detrattori di Seedorf, sergenti di Allegri, tra i quali anche Montolivo e Abbiati. Galliani allora insiste e pare che l’idea, vista la congiuntura economica, possa anche passare: Pippo Inzaghi subito (certo non ha il bagaglio di Zaccheroni che arrivò proprio nell’estate ’98, ultimo precedente di Milan senza Europa) a costo di prendere tempo, fissando obiettivi minimi ma realistici. Zaccheroni vinse lo scudetto.

Inzaghi ha tutto da dimostrare, ma il modello Montella e prima ancora quello Conte fanno scuola, soprattutto perché non intaccano il portafogli. Diversamente c’è più Donadoni che Spalletti, non solo per una questione di costi. Ma Pippo ha ‘messo la freccia’ e dice di non aver paura.

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