Samp, l’erede di Gabbiadini da un’idea di Delio Rossi

Calciomercato Sampdoria: Josip Ilicic è il primo candidato a sostituire Manolo Gabbiadini. Più difficile Cassano che non piace a Mihajlovic

Sono scenari già in grossa parte scritti: Manolo Gabbiadini sulla via di Napoli e Josip Ilicic al suo posto alla corte di Mihajlovic in blucerchiato. Dalla prima nasce la seconda trattativa, quella che porterà lo sloveno ex Palermo alla Sampdoria per una cifra vicina ai 5 milioni di euro, cifra che probabilmente Ferrero liquiderà in due momenti tra gennaio e giugno. La Fiorentina ha fretta di liberarsene (difficile però arrivare subito a Giovinco) e potrebbe però accettare un prestito con obbligo di riscatto che significherebbe pagarlo tutto tra 6 mesi.

La cosa curiosa è che il direttore sportivo dei genovesi Osti aveva tenuto sul taccuino (e anche in caldo in sede di dialogo con i procuratori) Ilicic da ormai un anno. Ovvero quando sulla panchina blucerchiata sedeva Delio Rossi, vero e proprio estimatore di Ilicic. Era un nome che piaceva a tutta la dirigenza blucerchiata, ed evidentemente adesso Ferrero ha parzialmente abbandonato la pista Cassano, non ritenuta primaria per problemi di coesistenza con il tecnico serbo. Lo stesso Mihajlovic avalla Ilicic, anche per una questione di caratteristiche: è il più vicino a Gabbiadini, almeno per la zona di competenza in cui pensa di farlo giocare (esterno offensivo nel 4-2-3-1), anche se meno attaccante e meno uomo gol. Ma forse lo sloveno fa più gioco ed è più assist-man.

L’obiettivo è dunque rivalutare lo sloveno, in patria chiamato con l’appellativo JoJo proprio come il suo predecessore montenegrino in viola Jovetic. Un anno fa costava tra i 10 e i 12 milioni, e adesso è fuori dai radar di Montella anche per la scarsa personalità dimostrata nelle parecchie chance avute dopo i vari infortuni occorsi a Giuseppe Rossi. Da Firenze esce dunque un calciatore non espresso, un po’ come accadde ad Alessio Cerci proprio alla corte di Mihajlovic in Toscana, e la Samp spera di ripetere (con un classe ’88) la parabola avuta dal Torino sia in termini di risultati che poi di clamorosa plusvalenza.