Inter: uno Scudetto da favola

Dopo 11 anni i nerazzurri tornano campioni d’Italia: è il 19° titolo. Storia di una stagione complicata finita nel migliore dei modi

Il Football Club Internazionale Milano è campione d’Italia!

Dopo undici anni, l’Inter aggiunge uno scudetto, il diciannovesimo, alla propria bacheca dei trofei. In una stagione inizialmente tormentata e poi diventata pura poesia per tutto il popolo interista.

A conti fatti l’Inter ha vissuto una doppia stagione in una, dalla finale di Europa League giocata il 21 Agosto 2020 sono passati solo 35 giorni prima dell’inizio del campionato 20/21. Una situazione eccezionale causata dalla pandemia Covid che ha messo a dura prova ogni equilibrio, calcio compreso.

Dopo la finale persa, la doccia fredda targata Conte e il patto in villa Bellini viene riconfermata la guida dell’allenatore e spiegati i progetti societari del breve futuro.

L’Inter fatica in campionato e paga dazio in Europa, l’insieme fa vacillare i principi contiani, viene messo al centro della polemica il modulo della squadra e sopratutto la poca solidità in difesa. Nella prime 20 partite della stagione, tra campionato e Champions, l’Inter mantiene la porta inviolata solo per 5 volte.

L’Inter paga a duro prezzo la poca solidità in Europa, i pareggi con Borussia e Shakhtar pesano sul girone ancor di più che la doppia sconfitta con il Real Madrid, la Champions League resta come neo nella stagione nerazzurra. L’Inter chiude in ultima posizione il girone e saluta i sogni degli ottavi o di una seconda cavalcata in Europa League.

Il disfattismo che spesso appartiene al tifo nerazzurro mette sulla graticola Conte e inizia a perdere la fiducia in una squadra che sulla carta ha tutto in regola per poter far bene, ma che in campo manca sempre della cattiveria agonistica che contraddistingue le Big europee. Il primo ad essere immolato dalla folla nerazzurra è Arturo Vidal, di sicuro non più decisivo come tutti lo ricordavano in Italia e Eriksen in versione fantasma, non considerato dall’allenatore.

Poi qualcosa cambia: Conte abbandona la via del trequartista e torna al suo classico 3-5-2. Riesuma Skriniar che torna improvvisamente ai suoi livelli, dona disciplina a Bastoni che diventa pilastro della difesa nerazzurra e uno dei migliori prospetti della nazionale azzurra e si affida a De Vrij, che da ordine in una difesa a tre che vive di movimenti coordinati per non lasciare buchi in fase difensiva. Hakimi sembra un robot in confronto alla prima versione vista in nerazzurro, arrivato dalla Germania decisamente carente in fase difensiva, impara i meccanismi del calcio italiano e diventa un pendolino tutto campo, mettendo a dura prova i terzini delle difese italiane con le sue galoppate in fase offensiva. Brozovic rinasce da play, si lamenta di meno e corre di più, diventa fondamentale la sua presenza a centrocampo così come quella di Barella, che con le sue fiammate e il suo carattere fa felice Conte, il simbolo del giocatore con non molla mai. Lukaku non si discute, non si discute dall’inizio, segna, prende a sportellate gli avversari, fa reparto da solo. L’intesa con Lautaro da i suoi frutti e la coppia inizia a macinare gol.

L’Inter trionfa contro la Juventus. Abbattere il colosso bianconero da linfa nei morali nerazzurri: è l’inizio della favola. Il gol dell’ex Vidal, giustifica in qualche modo l’insistenza di Conte nell’impiegare un giocatore tanto discusso, il ko decisivo di Barella è prova della trasformazione dei giocatori nerazzurri. La simbolica vittoria interista da il via alla fine dell’egemonia juventina, l’Italia oggi ha bisogno di una nuova regina.

Eriksen vive la sua seconda giovinezza, da giocatore impiegato per due minuti, scarsi, a partita diventa l’uomo della provvidenza. Durante il derby di Milano del 26 Gennaio in Coppa Italia, decide la partita con una punizione di precisione balistica. Da quel momento conquista un posto da titolare, finalmente l’Inter ha un regista a centrocampo.

L’Inter, però, scivola di nuovo, viene eliminata nella doppia sfida in Coppa Italia contro i nemici di sempre: la Juventus. Una eliminazione che brucia nei cuori interisti, proprio perché per entrambe le partite la squadra da la netta sensazione di essere superiore e di poter portare a casa la finale. Due enormi regali alla Juventus, che non perdona mai, costano caro. L’Inter perde l’andata e pareggia un ritorno annichilito dalla squadra bianconera. Non è l’anno delle coppe.

Dopo l’eliminazione dalla Coppa Italia, l’Inter centra 9 vittorie consecutive, prende le somiglianze di un carro armato e i sogni iniziano a diventare reali. Le inseguitrici non tengono il passo, si crea un pasticcio di squadre che si dividono in due punti i quattro posti dietro alla capolista.

È una squadra che ha preso le somiglianze del suo allenatore, di sicuro non propone un calcio spumeggiante, ma è concreta e cinica, ben posizionata nelle linee difensive subisce pochi gol e difficilmente va in svantaggio. La concentrazione dura finalmente 90 minuti e il nomignolo di Pazza Inter sembra ormai un lontano ricordo.

E come in ogni favola ci sono i colpi di scena ma si conclude con un lieto fine, gli eroi di quest’anno si sono caricati sulle spalle 103 anni di storia e riportato in alto l’unico club in Italia a non essere ma sceso in Serie B.

L’Inter torna campione d’Italia, dopo undici anni di vuoto assoluto, conducendo un campionato esemplare nel segno del sacrificio e del risultato. Le aspettative per il futuro sono ambiziose, deve essere l’inizio di un nuovo ciclo in Italia e sopratutto deve essere lo slancio per la prossima Champions League, dove la squadra ha l’obbligo agonistico di tornare a far tremare le grandi d’Europa con la bandiera italiana sulle spalle.

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