Claudio Lotito inibito per 12 mesi per il caso tamponi

La Corte d’appello della Figc ha aumentato la pena per il presidente della Lazio, che aveva ricevuto 7 mesi in primo grado

La Corte d’appello federale rivede la pena per Claudio Lotito, ma al rialzo: il presidente della Lazio, condannato a 7 mesi di inibizione in primo grado per il caos-tamponi dello scorso novembre, in secondo grado si è visto aumentare la condanna a 12 mesi. Se la sentenza dovesse essere confermata dal Collegio di garanzia del Coni, “Cassazione” in questo caso, Lotito decadrebbe automaticamente da ogni carica federale. L’articolo 29 dello Statuto Figc, infatti, considera eleggibili solo chi non sia stato colpito “negli ultimi 10 anni, salva riabilitazione, da provvedimenti disciplinari sportivi definitivi per inibizione o squalifica complessivamente superiore ad un anno“. A pesare sul presidente della Lazio, quindi, l’inibizione di 2 mesi ricevuta nel 2012 per “angentopoli“, una vicenda in cui Lotito era stato punito per aver violato dei regolamenti sul tesseramento di alcuni calciatori: con la conferma di questa sentenza, non potrebbe più ricoprire la carica di consigliere federale in quota Serie A.

Coinvolti anche i medici

Restano i 12 mesi di condanna inflitti ai medici Pulcini e Rodia dal Tribunale federale, mentre sale la multa per il club da 150mila a 200mila euro. Il club ha già annunciato il ricordo al Collegio di garanzia del Coni, come confermato dall’avvocato del club Gian Michele Gentile: “Siamo sorpresi, aspettiamo di leggere le motivazioni però se la Corte ha deciso così ci spiegherà, e se non saremo d’accordo procederemo davanti al giudice superiore“.

I fatti

Il tutto nacque quando la Lazio, a cavallo tra impegni in campionato e in Champions League, decise di affidare i test anti-Covid dei suoi tesserati al laboratorio Futura Diagnostica di Avellino, mentre la Uefa – e molti club di Serie A – fanno riferimento ai laboratori Syblab. Il 26 ottobre, prima della trasferta a Bruges per i gironi di Champions, l’attaccante Ciro Immobile risulta positivo ai test molecolari svolti dalla Uefa. Altri due giocatori (Strakosha e Lucas Leiva), con sintomi da Covid, non partono con la squadra. Quattro giorni dopo, in vista della trasferta a Torino, i test analizzati dal laboratorio Futura riferiscono la positività di 7 componenti tra calciatori e staff, ma la Lazio non rende noti i nomi. Non vengono convocati Luis Alberto e Strakosha, probabilmente positivi, mentre il giorno successivo dai nuovi tamponi emerge la negatività di tutti i giocatori presenti in Piemonte, tra cui Immobile e Lucas Leiva che entreranno a gara in corso (Immobile farà anche un gol).

Dopo qualche giorno, squadra e staff della Lazio si sottopongono a una serie di tamponi per la sfida di Champions contro lo Zenit, e qui lo scenario cambia: per Synlab i positivi sono 8, tra cui Strakosha, Leiva e Immobile, mentre il laboratorio Futura dà risultati diversi. Il direttore della struttura campana, Taccone, dichiara che due calciatori risultati positivi per Synlab sono negativi per Futura, e che Immobile è “lievemente positivo“.

La differenza dei risultati, come è emerso dopo, è data dalla circostanza che, mentre Syblab identifica 3 diversi geni bersaglio (E, RdRP e N), come prevedono i protocolli approvati dall’Oms, Futura non identifica il gene N, diventato in breve il “gene della discordia”. Per la Lazio, indicherebbe soltanto una positività molto lieve che non comprometterebbe la possibilità di scendere in campo, mentre secondo il protocollo ufficiale le cose stanno diversamente. Per questo, Lotito oggi rischia seriamente di non poter più ricoprire il ruolo di consigliere federale in Figc.

I Video di Calcioblog

Ultime notizie su Lazio

Tutto su Lazio →