Juve, le fragilità di un momento no

Una sconfitta che lascia gli strascichi di un periodo nero ed evidenzia i limiti, tecnici e caratteriali, di una squadra senza identità.

 

Una sconfitta pesante che alimenta il periodo no juventino sia fuori che dentro il campo ed azzera quanto di buono fatto vedere contro Fiorentina e Lazio. Ancora un passo indietro e un rendimento di risultati altalenante che, ormai da un paio di anni, vede i bianconeri vivere momenti di alti e bassi anche all’interno delle stesse partite. L’incostanza di una trama di gioco chiara o del tutto inesistente, l’assenza di uno spirito combattivo in campo, unito a sguardi spenti e parole di circostanza nei post gara, alimentano e mettono in mostra dei limiti, tecnici e caratteriali, che sembrano confermarsi ogni giorno, partita dopo partita. Come di consueto, i risultati negativi spogliano ed evidenziano tutte le difficoltà, ingigantendo le più fragili, che in altri momenti non avrebbero minimamente impensierito o toccato il forte ambiente bianconero. La sensazione è quella di assistere ad un fine ciclo – seppur fisiologico – che ha, come di colpo, cancellato e distrutto quei valori e quell’identikit su cui si fondava la Juventus.

Altri tre punti persi in uno scontro diretto ed ennesima sconfitta casalinga in stagione. Dopo Empoli e Sassuolo, anche l’Atalanta sbanca lo Stadium, diventato ormai facile terreno di conquista. Ma le recenti prestazioni della Juve non ingannino chi, ieri sera, abbia solo visto il risultato di 0-1. La squadra di Allegri non meritava di perdere contro l’Atalanta, ma nel calcio, se non segni, non vinci e, in questo momento, i bianconeri fanno una fatica tremenda a finalizzare le occasioni da rete create. Al netto di un attacco non all’altezza, i numeri sono impietosi: 18 gol fatti e 16 subiti. Una misera differenza reti supportata dal dato che vede la Juventus come una delle squadra con la percentuale realizzata più bassa per il numero di occasioni create. Un fattore che ha trovato conferma anche nella gara di ieri.

Sì, perché nonostante la sconfitta, i bianconeri fanno la gara per 90 minuti creando diverse palle gol, già nel primo tempo, mentre la Dea si ritrova a fare la “Vecchia Juve” sfruttando cinicamente, con Zapata, l’unica occasione concessa dalla difesa di Allegri. Il catenaccio bergamasco messo in mostra dalla squadra di Gasperini per un’ora di gioco, non sminuisce la gara dell’Atalanta, semmai la eleva all’ennesima prova di maturità superata, che la consacra a seria candidata per il titolo.
Dall’altra parte, la situazione è piuttosto delicata. L’Atalanta non era senz’altro l’avversario migliore da affrontare in questo periodo. I 90 minuti di ieri racchiudono il momentaccio che la squadra di Allegri sta affrontando e dal quale, al momento, sembra non essere in grado di trovare una via d’uscita. Di certo, la Juve è stata sfortunata. Sia chiaro non vuole essere un alibi. Il tecnico livornese ha dovuto rinunciare a gara in corso a due pedine fondamentali come Chiesa e McKennie. La traversa colpita al 92′ da Dybala e un Musso nominato come uno dei migliori in campo sono il paradosso di una gara che i bianconeri avrebbero meritato, come minimo, di pareggiare.

Non c’è dubbio che la crisi sia superiore a quel che la Juve merita. Servirà senz’altro del tempo e tanto lavoro per ritrovare la giusta serenità insieme all’autostima e alla consapevolezza nei propri mezzi. Anche perché, come più volte ribadito da Allegri ad inizio stagione, se questa Juve può – giustamente – non vincere lo Scudetto ogni anno, l’obiettivo stagionale deve essere quello di arrivare a marzo ed essere in lotta per vincere tutte le competizioni. D’altro canto, essere fuori dalla corsa Scudetto già a fine novembre non rientrava, di certo, nei piani di Max.

 

 

 

 

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