Calcio italiano sempre più povero: tutti i numeri del fallimento

C’era una volta il campionato più bello del Mondo. Ed era la Serie A. Complice anche la negativa congiuntura internazionale, il calcio italiano è divenuto sempre più povero, ma soprattutto sempre più timoroso di osare per non perdere quel poco che ancora si riesce a racimolare. Succede così che i club del massimo campionato italiano, non riescono a trovare nemmeno l’accordo sui diritti TV per il triennio 2015-2018 tanto che il miliardo di euro che le società avrebbero dovuto dividersi, potrebbe essere ben presto ridimensionato. A rendere ancora più sconfortante la situazione, il quadro che emerge oggi da un’inchiesta di 'Value Partners' pubblicata oggi dalla ‘Gazzetta dello Sport’: il calcio italiano, continua a perdere terreno sia nei confronti del campionato inglese, sia nei confronti di quello tedesco.

L’unico dato dal quale giunge ancora qualche barlume di speranza, è rappresentato dagli abbonati: 4 milioni in Italia, contro i 2,3 dei tedeschi e i 6,6 dei britannici. Quanto a crescita annua di spettatori, però, si registra un -1% rispetto ad un incremento del 2% per i due campionati concorrenti. Molto negativo anche il dato relativo ai sold out negli stadi, che in Italia avviene solo nel 52% dei casi, contro il 95% dell’Inghilterra e il 92% della Germania. Il dato, poi, assume ancor più significato se si pensa che dal 2000 ad oggi, nel Bel Paese è stato realizzato un solo nuovo impianto (lo Juventus Stadium), contro i 7 nuovi impianti tedeschi e i 9 inglesi.

Che il calcio italiano abbia perso appeal a livello internazionale, è confermato anche dai dati dell’audience televisivo all’estero: un big match della Serie A, lo scorso anno ha portato davanti alle TV USA un massimo di 150 mila spettatori, contro 1,6 milioni di un big match della Premier League. Un dato impietoso in linea con la trasmissione dei nostri incontri in altri Paesi, come Giappone ed Indonesia.

Meno tifosi in Italia, meno spettatori all’estero, meno soldi peri club italiani, il cui gap economico con i competitors europei inevitabilmente si inasprisce. Si spiega così la perdita di un posto anche nel ranking Uefa: l’Italia è ora quarta, mentre la Bundesliga è salita dal quinto al terzo posto, prendendosi un ‘nostro’ posto in Champions.

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