Cagliari-Inter ancora a Trieste, Cellino è stufo: "Basta manfrine e ritardi, è un incubo"

Ieri il Cagliari ha giocato una buona partita contro il Livorno, pareggiando 1-1 ma meritando forse qualcosina in più dei labronici; anche quest'anno i sardi sono un'ottima squadra, anche quest'anno però le gesta dei giocatori in rossoblu non possono essere ammirati dagli appassionatissimi tifosi isolani, costretti ad incollarsi ai televisori per seguire Sau e compagni. Domenica si giocherà Cagliari-Inter e sarà la terza sfida consecutiva tra queste due compagini che si disputerà al Rocco di Trieste: sul finire di due campionati fa fu una specie di ripicca di Cellino, l'anno passato dopo il melodramma Is Arenas alla fine toccò giocare molte sfide a Trieste (e una a Parma, contro la Juve), in questa stagione il patron cagliaritano (che per la vicenda ha anche passato diverse settimane in carcere) aveva accettato di tornare al Sant'Elia.

Dagli spogliatoi dell'Ardenza Massimo Cellino non perde il sorriso e l'ottimismo:

"Siamo tra le cinque o sei squadre più forti del campionato, bisogna dimostrarlo però, se solo i miei calciatori avessero più determinazione e cinismo sotto porta faremmo molto meglio. D'altra parte sono due anni che vaghiamo come degli zingari, siamo figli di un dio minore, si sono dimenticati che Cagliari fa parte dell'Italia e merita un po' di rispetto. Speriamo che non mi arrestano prima di riaprire il Sant'Elia, anche se io personalmente me li farei un paio di mesi in prigione, vincevamo sempre all'epoca".

Ma è dalle colonne dell'Unione Sarda che il presidente del Cagliari si mostra stanco ed annoiato degli ennesimi ritardi per la riapertura del Sant'Elia, stadio che due sere fa era illuminato a giorno facendo sperare i tifosi in un'agibilità in tempo per l'Inter. Niente da fare, si gioca a Trieste:

"Basta manfrine e ritardi, questa storia è un incubo. Vorrei ricordare che la procedura corretta da seguire per il Sant'Elia è quella per uno stadio vecchio, cioè la deroga, come avviene ormai per la stragrande maggioranza degli impianti italiani. Faccio un appello alla ragionevolezza. Rimbocchiamoci tutti le maniche. Se il problema sono io che sono arrogante e antipatico, lo si faccia per il Cagliari che rappresenta tutta la Sardegna. Siamo ancora in tempo per aprire il Sant'Elia il 19 ottobre per la partita con il Catania e con la capienza di 16 mila posti. Dimostriamo che non siamo solo sardi invidiosi e piagnoni".

Pronta la replica del Comune del capoluogo di regione:

"Riaprire lo stadio a settembre sarebbe stato un miracolo. Anche al termine della riunione a Villa Devoto di giugno, si parlò di riaprire lo stadio nella seconda metà di ottobre. Speriamo di farcela. Gli operai hanno lavorato anche nell'ultimo fine settimana. Ma non dimentichiamo che il Sant'Elia è uno stadio chiuso da oltre un anno, non si può pretendere che sia disponibile in pochi giorni".

Situazione paradossale, non tanto per i contenuti (pur rimanendo l'unicità nel panorama calcistico mondiale) quanto per le lungaggini: ritardi, accuse e deroghe mancate, due stadi non agibili e tifosi a digiuno di calcio dal vivo. Rabbia e tristezza, sentimenti che ormai non appartengono più solo ai sardi: tutta l'Italia calcistica non ne può più.

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