La rivoluzione Milan: Uva dice sì, Albertini no

Una vera e propria ridda di nomi. Come se fossero consultazioni pre-elettorali per stabilirne i candidati. E' così che prosegue la Grande Battaglia rossonera che sta portando avanti Barbara Berlusconi, ora anche con il mandato autorizzato del papà Silvio, per rinnovare e rilanciare il club rossonero dopo la lunga epoca Galliani. Attenzione, però: i conti si fanno alla fine. Anche con l'attuale amministratore delegato.

Queste consultazioni comunque proseguono fitte, con i primi riscontri. Le posizioni del giorno riguardano tre nomi in particolare, dopo che Maldini e Seedorf hanno dato la propria disponibilità (che non è una promessa): Michele Uva, Demetrio Albertini e Daniele Pradè. Su quest'ultima figura al momento conviene lasciar correre, visto che impegnato con la Fiorentina in una stagione dal più alto profilo possibile e comunque non disponibile fino almeno a febbraio. Per rispetto dei Della Valle che comunque lo hanno rilanciato dopo i duri anni di Roma con l'ultima gestione Sensi.

Michele Uva. Manager, uomo di calcio, moderno, uomo di conti. Un profilo completo per "amministrare" alla Beppe Marotta, senza dover gestire direttamente l'area tecnica. Ha detto sì, come disse sì alla candidatura per la presidenza della Serie B dopo il distacco dalla Lega di A. Disse mezzo sì anche a Cairo, guarda caso su suggerimento dei Berlusconi, salvo poi fare marcia indietro quando comprese che comunque il presidente granata non è uno che delega facilmente. Potrebbe a questo punto essere lui l'amministratore delegato favorito alla successione di Galliani. Più, per esempio, dell'altro ex Lecce e Roma Fenucci, nome che comunque negli ambienti circola ancora.

Demetrio Albertini. Un grande ex, ottima figura di rappresentanza, basso profilo ma con forte personalità. Lui invece ha detto 'no' (spianando la strada a Maldini nell'area tecnica?). Ha in mente altro, cioè di portare a termine il percorso in FIGC puntando senza se e senza ma alla massima carica federale dopo che scadrà il secondo quadriennio di Abete. Ha dalla sua almeno il 60% virtuale dei voti del consiglio federale a oggi. Senza gaffe o passi falsi il suo destino è scritto e sarà quindi a Roma e non a Milano.

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