Mazzarri, l’eredità di Cavani è il problema della sua Inter

Walter Mazzarri è soddisfatto del gioco di Rodrigo Palacio, ma sta pensando a “qualcosa” di diverso per il suo attacco

Raziocinio, forza, fase difensiva e, ahilui, tanto tantissimo contropiede. Gli ingredienti di Walter Mazzarri sono anche di prima qualità, ma se l’Inter inizia a mostrare il fianco in campionato è anche per i limiti che questi pongono (ovvero al contrario le evidenti mancanze) oltre che per la solita e mai sufficientemente acclamata bravura dei tecnici made in Italy di leggere l’avversario dopo una manciata di giornate di campionato. Da questo vortice sono infatti state inghiottite anche la Roma (soprattutto Gervinho che al momento ha messo in mostra due modi di giocare in tutto, per quanto efficaci) e il Napoli (con Benitez che ha dovuto proporre varianti non da poco nel metodo di gioco a dispetto di quanto visto di buono anche nelle primissime uscite stagionali e in Champions League).

Ecco, l’Inter di Mazzarri ancora no. E’ questo il primo dei nodi da sciogliere, forse prima ancora del mercato che l’Inter sta impostando e che certamente farà, tenendo conto della straordinaria stagione di Palacio e però anche del fatto che l’argentino non è Cavani per movimenti, caratteristiche, peso e profondità. L’uruguaiano ha saputo trasformarsi e interpretare il ruolo di prima punta in maniera eccezionale, Palacio può adattarsi alla grande, sfruttando il suo ottimo tempismo sul pallone, le doti tecniche e l’abilità in area. Ma mai sarà una prima punta da soglia Champions. Ed è questo il nodo: ai nerazzurri manca una “fase offensiva”.

In senso organico, che non comprenda soltanto le giocate in verticale di cui Mazzarri era già maestro ai tempi di Reggio Calabria. Pian piano però il tecnico livornese si è convinto di poter fare quel gioco senza una torre, come invece pensava un tempo, ma a Napoli appunto gli interpreti erano altri. I tratti distintivi furono coniugati quasi alla perfezione. Il lavoro che a Mazzarri non è ancora riuscito a Milano, dove infatti cambia spesso formazione smentendo anche la sua idea di undici-base che lo ha caratterizzato in ogni sua esperienza passata.

Per questo viene da pensare ad Osvaldo, o comunque una punta centrale, più che a Lamela o Mata. La stretta necessità è quella. Il sogno resta Jackson Martinez, la possibilità concreta è Pablo Osvaldo, la terza scelta un Marco Borriello di turno che comunque da Roma questa volta vuole andarsene a titolo definitivo a costo di lasciarci qualcosa in termini di ingaggio. Perché davanti serve un riferimento in più, perché Milito non è eterno e anzi già pensa al ritorno in Argentina, perché di sole ripartenze si può vivere ma difficilmente si può vincere.

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