Il Milan rischia di essere “cacciato” da San Siro per le condanne a Berlusconi

Lo prevede il Codice Etico del Comune di Milano, ma Pisapia è in cerca di soluzioni

di antonio

Una grana per il Milan, ma anche per il Comune di Milano che rischia di inimicarsi una buona fetta della tifoseria rossonera. Il nuovo ‘Codice etico dello sport’ che Palazzo Marino sta mettendo a punto prevede infatti che chi ha subìto condanne a più di due anni o presenta motivi di ineleggibilità alle cariche pubbliche non possa gestire strutture sportive comunali. Un problema per il club il cui presidente onorario è Silvio Berlusconi che al processo Mediaset è stato condannato a quattro anni per frode fiscale, prima di essere interdetto dai pubblici uffici per due anni a seguito dello stesso processo.

Secondo il Corriere della Sera, però, la bozza è stata per il momento fermata per sottoporla a ulteriori valutazioni. Non sono improbabili modifiche alla stessa perché se il documento verrà approvato, i rossoneri saranno costretti ad abbandonare San Siro e quindi Milano, creando più di un fastidio ai rapporti del sindaco Giuliano Pisapia con il Milan. Il presidente della commissione Antimafia David Gentili, la presidente della commissione Sport Anna De Censi, entrambi del Pd, e l’avvocato Guido Pisapia, fratello di Giuliano, sono al lavoro per la stesura del Codice. Il testo nasce con la collaborazione delle associazioni Transparency International e Avviso Pubblico al fine di evitare le infiltrazioni criminali nelle società che gestiscono strutture pubbliche e per valorizzare gli aspetti sociali dello sport.

A Palazzo Marino si discute su due varianti: la prima, richiamando la legge 267 del 2000 del Testo unico degli enti locali, escluderebbe dalla gestione di impianti comunali chi ha condanne superiori a due anni. La seconda, più severa, colpirebbe chi ha condanne anche di primo grado o è stato interdetto dai pubblici uffici. Berlusconi, per scampare al pericolo, potrebbe dimettersi da presidente del Milan oppure, ipotizza il quotidiano di via Solferino, sperare che l’applicazione del codice etico sia resa facoltativa anziché obbligatoria, qualora la società sportiva ne motivi la mancata applicazione in un atto formale.