Malagò duro: “Campionato brutto e livellato verso il basso”

Il presidente del Coni stronca il calcio italiano intervenendo a Radio Anch’io Lo Sport: “Bisogna trovare alternative”

Il campionato di Serie A 2013-2014 sarà ricordato per un livellamento verso il basso dal punto di vista tecnico, tattico ed etico. Lo vanno dicendo da diverse settimane un po’ in tanti e oggi lo ha ribadito anche il presidente del Coni, Giovanni Malagò. Il successore di Gianni Petrucci, ospite stamane della trasmissione ‘Radio Anch’Io Lo Sport’ su Radio Rai, ha fatto una serie di considerazioni che faranno molto discutere: un attacco diretto ai presidenti delle società di calcio, tra le altre cose, che non sarebbero stati in grado di rinnovare ed innovare, per consentire al campionato italiano di rimanere competitivo al cospetto delle altre leghe del continente europeo.

Quello che sta finendo – ha detto il presidente del Coni – non è stato un bel campionato, anche se la Juve è stata mostruosa e la Roma fantastica. Però da troppi mesi tutto è bloccato su queste posizioni, in un campionato livellato verso il basso, come mostra anche l’andamento nelle coppe europee. Quest’anno per salvarsi non occorrerà fare 40 punti, ne basteranno anche molti meno. Ci sono state tante partite non belle, condite da uno spettacolo negli stadi disarmante.

Discorso in parte condivisibile, quello del numero uno dello sport italiano, soprattutto per quel che concerne alcuni spettacoli indecorosi andati in scena negli stadi: gli insulti ami morti di Superga, a quelli dell’Heysel etc. sono episodi da censura di cui il nostro calcio non ha alcun bisogno. Quello che manca dal punto di vista della cultura sportiva, è il saper andare allo stadio per tifare per la propria squadra e non contro l’avversario. Quanto al livello del campionato, c’è un evidente livellamento verso il basso, ma non è nei punti che va a dimostrarsi, se consideriamo, ad esempio, che il Bayern Monaco è campione di Germania già da un mese e che in Premier League e Liga Spagnola, sono in testa alle rispettive classifiche squadre tra le cui fila militano diversi scarti del calcio italiano (Sosa, Coutinho, Diego, Tiago Mendes…) e che le squadre favorite della vigilia (Manchester city, Chelsea, Barcellona, Real Madrid) hanno trovato notevoli difficoltà.

Sulla lotta scudetto, poi, Malagò si lascia andare probabilmente ad una considerazione più da tifoso che da presidente del Coni:

Certo vanno fatti i complimenti alla Juve e un in bocca al lupo per la conquista dell’Europa League, la Roma è stata ottima, ma con quei numeri doveva vincere il campionato. Bisogna fare qualcosa.

Cosa bisogna fare? Assegnare anche lo scudetto a chi arriva secondo solo perché ha realizzato tanti punti? La Juventus di Ancelotti, ad esempio, è arrivata per ben due anni seconda perdendo lo scudetto al fotofinish con un numero di punti che negli anni precedenti ha spesso garantito la conquista del tricolore. Meglio concentrarsi sull’aspetto economico della questione, quello che al momento sta facendo realmente la differenza tra Serie A e campionati esteri:

Il calcio – continua Malagò – versa all’erario più di un miliardo all’anno e dal Coni riceve poche decine di milioni per l’attività, non bisogna dimenticarlo, ma bisogna chiedersi perché pochi anni fa la serie A era il primo campionato al mondo e ora siamo scivolati indietro. Non abbiano i soldi degli sceicchi che hanno comprato grandi club all’estero, per questo dobbiamo trovare delle alternative, con una politica intelligente. Quasi ne faccio una malattia, se penso che quando avevamo il vento in poppa, invece di spendere e spandere in ingaggi favolosi a giocatori non eccelsi, i presidenti avrebbero potuto investire qualche milione per fare un mutuo e rifare lo stadio. È stata una scelta scellerata.

Già, lo stadio nuovo, quello che si sta rivelando da tre anni a questa parte, ossia dalla sua inaugurazione, lo Juventus Stadium per la Vecchia Signora: i bianconeri sono il club attualmente più europeo, e magari Malagò avrebbe fatto meglio ad evidenziare questo aspetto. Se la Roma sta chiudendo seconda con tanti punti, è perché c’è una società che in questi anni si è evoluta di più in tutti i settori. Bisogna fare qualcosa, ha ragione Malagò: fossi un presidente di una squadra di Serie A, studierei il modello Juve e lo imiterei.

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