Seedorf, l’ex compagno del Botafogo: “Un seccatore, vuole cambiare tutto e subito”

Jefferson, capitano del Botafogo ed ex compagno di Clarence Seedorf, racconta qualche aneddoto sulla permanenza in Brasile del tecnico rossonero

Con cinque vittorie consecutive, sei risultati utili in altrettante gare, Clarence Seedorf ha avvicinato il Milan alla possibile qualificazione in Europa League. Un contentino per i tifosi rossoneri che hanno visto via via svanire tutti gli obiettivi stagionali, ma comunque un punto di ‘ripartenza’ per una società che senza coppe non ci sa stare. I numeri dicono che Seedorf sta facendo molto meglio di Allegri, anzi, se sia guarda la media punti delle ultime settimane, l’allenatore olandese nella storia recente del Milan si piazza dietro solo a Carlo Ancelotti. Rimane il fatto che il carattere di Seedorf lo ha reso subito inviso a diversi elementi dello spogliatoio e la sua riconferma è tutt’altro che scontata.

Nelle ultime settimane, infatti, Seedorf con i suoi metodi e soprattutto con le sue dichiarazioni ‘confidenziali’, è andato a minare gli equilibri dello spogliatoio rossonero: l’olandese ha già anticipato un’epurazione a giugno e c’è chi, tra gli epurandi, ha intenzione di non fargliela passare liscia. D’altronde, il carattere forte di  Seedorf era noto ai più, come conferma anche il suo ex compagno di squadra al Botafogo, il portiere Jefferson:

Clarence rivoluzionò molte cose grazie alla sua personalità – le parole di Jefferson riportate oggi da La ‘Gazzetta dello Sport’ – , ma spesso le sue rivendicazioni erano esagerate. Nello spogliatoio la sedia doveva essere sistemata come voleva lui, non tollerava che si ascoltasse musica. Era un seccatore perbene, ma voleva cambiare le cose un po’ troppo velocemente. In realtà per cambiarle ci sarebbero dovuti 3-4 anni.

Insomma, Seedorf è puntiglioso e autoritario, esattamente l’opposto di Massimiliano Allegri, che con lo spogliatoio aveva un rapporto anche fin troppo amichevole. Probabilmente per imporsi subito, mancandogli l’esperienza e dovendo dare rapidamente una sferzata all’ambiente, questi aspetti del carattere dell’olandese sono stati amplificati fino ad urtare qualche ‘senatore’. L’arrivo con la benedizione del patron Silvio Berlusconi e il contratto lungo (fino al giugno del 2016), hanno fatto il resto. Ora la palla passa proprio alla dirigenza del Milan, che entro il prossimo 18 maggio dovrà decidere cosa fare: Galliani, uno che di solito con le sue dichiarazioni tende a depistare, non vuole commentare la posizione del tecnico. Il bivio è lì con solo due vie a disposizione: dare pieni poteri a Seedorf e continuare sulla linea tracciata in queste settimane, o un brusco e costoso divorzio.