Nazionale, Conte: "Il gruppo sarà quello di Prandelli. Modulo? L'importante è fare la partita"

Il ct sabato farà le sue prime convocazioni; intanto definisce Rugani un "giovane di prospettiva" e racconta di volere nel suo 3-5-2 "esterni che facciano male in attacco"

Antonio Conte ieri è stato ospite de La Gazzetta dello Sport, con la quale ha parlato del suo futuro da Ct della Nazionale. Il tecnico salentino ha spiegato le sue idee tattiche ed è stato interpellato anche su alcuni singoli calciatori, da Balotelli a Pirlo. Andiamo con ordine. Conte ha individuato nell'eccessivo numero di stranieri presenti nel club della Serie A "il problema più serio" ed ha precisato che il gruppo della sua Nazionale, almeno per ora, non sarà molto diverso da quello di Cesare Prandelli:

Tutti mi chiedono: “Ci saranno sorprese?”. E io rispondo: “Quali?”. Il gruppo è quello di Cesare, uno più uno meno in relazione alla mia idea di calcio. Anche perché, lo dico subito, non bastano due-tre minuti in A, o magari due gol in una partita. La Nazionale è un premio, qualcosa da conquistare e da soffrire, qualcosa che crei un’ansia o ti faccia star male se poi non arriva.

Conte ha quindi spiegato - anche mettendolo nero su bianco su un foglio, come fecero nel 2006 Lippi e Bearzot - la sua idea di calcio. L'obiettivo per gli azzurri dovrà essere "fare la partita" perché se è vero che "qualcuno ti costringerà a coprirti", "io voglio costringere gli altri a difendersi". Il ct, interrogato sui moduli tattici da predisporre, ha ribadito che "per me contano più i principi dei numeri":

E cioè: 1) voler fare noi la partita; 2) essere corti, intensi, aggressivi; 3) recuperare subito palla.

Ma qualche indicazione tattica Conte, che debutterà sabato 4 settembre sulla panchina azzurra nell'amichevole di Bari contro l'Olanda (sabato prossimo i convocati), l'ha data. A partire dagli esterni del suo 3-5-2, che dovrebbe essere il modulo di partenza (sul blocco Juve):

Rispetto alla Juve, che sugli esterni aveva un difensore e un centrocampista, mi piacerebbero due esterni che facciano male in attacco e poi, in fase difensiva, chiudersi a quattro con il centrocampista centrale che scala in difesa e i laterali che diventano esterni della mediana a quattro.

A proposito di esterni, i nomi ci sono già. Per esempio Berardi, "ma lasciamolo crescere"; quindi El Shaarawy, che "ora sta bene fisicamente":

Due anni fa contro la Juve è stato impressionante, è tecnico, veloce, completo, può diventare top. Se mi dà la sua disponibilità…

Ed ancora, Candreva, Maggio e Insigne che "ha gran talento, è geniale nell’uno contro uno, può crescere tanto, ma non è facile giocare nella propria città". Per quanto riguarda i difensori centrali non c'è molto da inventare, anche se Conte ha citato Rugani definendolo un "giovane di prospettiva". Quindi i big.

Verratti è un talento, ha fatto un buon Mondiale, sono curioso di allenarlo e vedere dove può giocare. Nasce trequartista, ha attitudini offensive. A centrocampo voglio un centrale e poi gente “di gambe” come Pogba, Marchisio e Vidal che si inserisca e faccia due fasi, dinamica e non statica. E quindi vedo De Rossi centrale con la possibilità che, in fase difensiva, scali per comporre la difesa a quattro.

Quando gli è stato chiesto di Balotelli, Conte ha assicurato che il suo trasferimento in Premier League non cambia nulla in prospettiva azzurra, ma ha ribadito, non a caso, che per lui "conta più l’uomo del calciatore". Il tecnico infine ha detto che nei prossimi giorni parlerà con Andrea Pirlo, il cui futuro in Nazionale, almeno per i prossimi due anni, non dovrebbe essere in discussione.

Antonio Conte

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