Felipe Anderson: “Mi volevano Napoli e Torino, ma alla Lazio sto benissimo”

Felipe Anderson si racconta in un’intervista a Globoesport

di antonio

Sullo sfondo il Colosseo, in testa la Lazio e il Brasile. Felipe Anderson è il calciatore laziale del momento, ma un infortunio al ginocchio lo sta tenendo lontano dai campi. Potrebbe rientrare nella sfida contro il Genoa, nella migliore delle ipotesi. Il centrocampista offensivo si è raccontato ai microfoni di Globoesporte in una lunga intervista toccando i temi più disparati, come il suo periodo difficile durante il primo anno alla Lazio, il rapporto con Neymar (amico e compagno di squadra ai tempi del Santos), la possibilità di accedere al Torino o al Napoli e il suo rapporto con i giocatori della Lazio.

Recentemente è tornato in Brasile per stare vicino alla famiglia e soprattutto al padre, accusato di omicidio volontario per aver provocato un terribile incidente stradale:

“La mia famiglia mi ha chiesto di rimanere qui a Roma, sa che sto vivendo un momento importante, meraviglioso. Io sono forte, ho imparato ad esserlo grazie alla mia famiglia. Quando ero bambino ho passato molte difficoltà, ma ho sempre parlato con i miei cari, mi sono sempre stati accanto. E’ un momento difficile per noi, ma sono sicuro che passerà anche questo. Mio padre è tutto per me e io sarò sempre dalla sua parte. I miei compagni mi parlano molto e mi dicono di tacere perché queste cose nella vita possono accadere”.

“Fisicamente sto bene, ho solamente bisogno di riprendere il ritmo partita per tornare a segnare. Sono fiducioso del mio talento e sento la fiducia della squadra, che ora mi reputa un calciatore fondamentale. Spero di continuare a fare ciò che ho fatto in questi due mesi”.

I tifosi laziali lo hanno già soprannominato FA7 e il ricordo del derby è ancora vivo nella mente del ventunenne che racconta anche un retroscena di mercato:

“Prima di venire qui le persone mi dicevano sempre di segnare un gol alla Roma. Al primo derby che ho giocato sono riuscito a farlo e anche a fare un assist. E’ stato senza dubbio l’obiettivo più speciale raggiunto con la maglia della Lazio. Porterò la Lazio in Champions. All’inizio non era tutto come mi aspettavo. Credevo che in due o tre mesi sarei stato in grado di giocare con regolarità, ma questo non è accaduto. C’erano diverse squadre interessate a me, ho parlato con il Torino e il Napoli e anche altri club di Serie A, ma grazie a Dio non sono andato in prestito”.

Il rapporto con Pioli, l’allenatore che lo sta valorizzando:

“Con il cambio di allenatore sono cambiate tante cose. Il nuovo tecnico dialoga molto con me e io mi sento libero di giocare e creare gioco come mi succedeva nel Santos. Mi mancava un po’ di rabbia, la fame del campo. Così ho lavorato su me stesso per essere sempre concentrato al massimo. Questa è la chiave per far in modo che io possa fare la differenza. L’allenatore della Sampdoria mi ha paragonato a Cristiano Ronaldo. E’ stato il più grande complimento che mi è stato fatto anche perché è un allenatore di una squadra rivale”.

Klose è uno dei suoi migliori amici, come lo è ancora Neymar, suo ex compagno al Santos:

“Miro è incredibile, un esempio e uno dei miei migliori amici qui alla Lazio. Dà sempre tutto in allenamento, dopo la coppa del mondo è tornato in squadra con ancora più vigore. Lui mi dà consigli, mi ha sempre detto che ero un buon giocatore, che avevo talento e che avrei dovuto continuare a lavorare anche se i tempi erano difficili, perché questi sarebbero passati. Anche Biglia, Mauri, Marchetti mi hanno sempre sostenuto, chiedendomi di aiutare la squadra a raggiungere la Champions. C’è un grande spirito all’interno della squadra, ci diciamo sempre di non mollare e di continuare a dare tutto per raggiungere il terzo posto. Neymar? Mi dice sempre che bisogna essere audaci, che per migliorare dobbiamo adattarci al calcio senza però cambiare il nostro stile. Sono felice per quanto di buono sta facendo, del suo successo. Io tifo molto per lui e grazie a Dio stiamo andando bene tutti e due”.

Felipe Anderson preferisce vivere lontano dal caos della città di Roma, ma sottolinea il calore dei tifosi laziali:

“Io vivo vicino al centro sportivo della Lazio, un po’ fuori da Roma, che è una città molto affollata. Ho preferito vivere in un posto più tranquillo. Come passo le mie giornate? Mi alleno, sto a casa, mi riposo, passeggio per la capitale. Tuttavia, sono un tipo tranquillo e anche a casa sto bene. L’unico problema era la lingua, mi ci son voluti circa tre mesi per cominciare a parlare e a capire. In città, con il cibo e con le persone invece mi sono sempre sentito alla grande. E’ stato difficile adattarsi al calcio, non alla città di Roma. Mi sento a casa qui, è sorprendente come gli italiani trattino gli stranieri. Sono simili a noi brasiliani in questo. Al Santos eravamo una squadra molto giovane e spesso abbiamo pasticciato un po’. Qui invece bisogna essere più seri. I tifosi biancocelesti sono molto fanatici, soprattutto per la rivalità con la Roma. Quando ti vedono parlano solamente del derby. “Dobbiamo vincere” dicono. Vivono al massimo ogni partita, soprattutto quella con la Roma. I fan al Santos si aspettavamo molto da me e mi hanno fatto pagare un sacco, qui mi sostengono molto, mi dicono sempre di non mollare”.

Anderson e l’addio al Santos:

“E’ stata mia la decisione di andare via. La società avrebbe voluto tenermi, ma io ho deciso che era arrivato il momento giusto per cambiare aria. All’inizio ho sentito la mancanza, ma so che queste cose sono normali nel calcio, soprattutto quando cambi squadra a solamente 17 anni. Sento quasi tutti i miei ex compagni. Rafael (il portiere del Napoli, ndr) è venuto a Roma più volte, anche con Neymar parlo molto su WhatsApp. Siamo lontani ma la nostra amicizia durerà sempre. La Nazionale brasiliani è il mio obiettivo. Tuttavia so che devo stare calmo, che se gioco bene qui, poi tutto verrà di conseguenza. Il mio sogno è quello di disputare le Olimpiadi in Brasile. Sarebbe una grande gioia essere convocato. Spero di vedere presto il ct Dunga, farò un sacco di gol per tornare il prima possibile in Nazionale”.

In futuro potrebbe non escludere un approdo nella Liga (Lotito permettendo):

“Ce ne sono molte, ma credo che il mio modo di giocare si adatterebbe bene in Spagna, potrei fare bene. Barcellona o Real Madrid? E’ difficile dirlo. Sono due grandi squadre ed ognuno spera di poterci giocare. A Messi preferisco Cristiano Ronaldo. E’ una macchina, mi ispiro molto a lui. Spero che possa raggiungere Messi nella conquista del Pallone d’Oro. Ne ha già tre e ha solo 29 anni. Sono sicuro che darà ancora molte gioie sia a se stesso che ai tifosi del Real”.

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