Italia-Svezia, il CT Andersson: "Non abbiamo paura"

Si avvicina la sfida tra l'Italia e la Svezia, che si giocheranno l'accesso ai Mondiali di Russia 2018. Il CT Jan Andersson ha concesso un'intervista alla Gazzetta dello Sport alla quale ha spiegato di rispettare gli azzurri, ma di essere convinto di potersela giocare: "L’Italia è una grande nazionale con tanta storia e tradizione. È ovvio che incontreremo un grande avversario e ho rispetto per l’Italia e per il compito che ci aspetta. Rispetto, ma non paura. Ci è capitata l’Italia, ma dobbiamo fare il nostro lavoro. Io sono uno concreto".

Jan Andersson ha poi raccontato di essere un ammiratore del calcio italiano e di averlo anche studiato per arricchire il proprio bagaglio professionale. Il calcio italiano è stato per lui un esempio soprattutto per quanto riguarda l'organizzazione in difesa: "Da appassionato ho seguito il calcio in tanti Paesi. Quello italiano in particolare negli anni 80 e inizio 90. Era molto forte e bello, mi ricordo il grande Milan. Baresi era uno che mi piaceva molto, anche Maldini, gran carriera. Ho studiato la difesa dell’Italia di allora... Anche Gentile mi piaceva molto".

La Svezia, comunque, affronterà gli azzurri senza timori reverenziali perché la storia in questi casi conta fino ad un certo punto: "Non dobbiamo più pensare alla storia. Non ha nessuna importanza Gentile o quante volte l’Italia abbia vinto i Mondiali. Conta solo il presente, la forma di oggi, i giocatori e il gioco attuali. Il loro e il nostro".

Nella sua Svezia non ha mai giocato Zlatan Ibrahimovic, che ha detto addio alla nazionale dopo i deludenti Europei del 2016. Il CT ha raccontato di aver tentato di fargli cambiare idea ed ha anche lasciato intendere che l'asso svedese possa decidere di tornare sui propri passi qualora dovesse arrivare una qualificazione: "Non vivo di desideri o fantasie. Quando ho iniziato questo lavoro ad agosto 2016 ho telefonato a Zlatan e abbiamo parlato. La sua decisione per ora è di non giocare più in nazionale. E lo capisco, la nazionale ruba tempo. Non è più un ragazzino, ha viaggiato tanto. E allora devo rispettare la sua scelta".

Infine Andersson ha raccontato qual è il suo rituale pre-partita: "È una tradizione svedese da ormai 60 anni. Io lo mangiavo già da bambino quando andavo allo stadio. Non è scaramanzia ma buona abitudine. Mi piace, il wurstel è buono e fa parte del rituale pre-partita".

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