Caso Genoa: il protocollo della Figc ha fallito?

Il caso Genoa mostra tutte le falle del protocollo stabilito per la ripresa del calcio, ma non è che all’estero la situazione sia migliore

Il caso dei 14 tesserati del Genoa positivi al Coronavirus mostra in un sol colpo tutte le falle del protocollo approntato dalla Figc e approvato dal Comitato tecnico scientifico. E a destare ulteriore preoccupazione è stata l’ultima modifica dello stesso protocollo, che riducendo il numero di tamponi settimanali, non fa altro che aumentare il rischio di contagi. “Il calcio italiano trema” è il sunto di quanto si legge oggi sui quotidiani sportivi. Eppure, analizzando il caso del Genoa emerge chiaramente che ciò sta accadendo non è l’imponderabile. Anzi, era piuttosto prevedibile.

Partiamo però dal comunicato del club di Enrico Preziosi, che nella serata di ieri ha annunciato: “Il Genoa Cfc – si legge nella nota – comunica che dopo gli accertamenti odierni il numero di tesserati positivi a Covid-19 è salito a quattordici tesserati tra componenti team e staff. La Società ha attivato tutte le procedure previste dal protocollo in vigore e informato le Autorità per le procedure correlate. Il Club fornirà prossimi aggiornamenti dettati dall’evoluzione”. E già qui c’è qualcosa che non va. Tre giorni fa, in seguito alla positività di Perin, tutti i tesserati del Genoa sono stati posti in isolamento e sottoposti a tamponi. Le cronache giornalistiche ci hanno raccontato che l’esito è giunto in ritardo, tanto da costringere i rossoblu a ritardare di circa tre ore la partenza per Napoli, con il conseguente slittamento della partita di domenica scorsa dalle 15:00 alle 18:00.

Secondo quanto riferisce oggi Sportmediaset, dei 14 contagiati, 10 sarebbero calciatori (tra cui i già noti Perin e Schone), mentre gli altri sono componenti dello staff. Esclusi i due rimasti a Genova, però, secondo indiscrezioni riportate dalla testata Mediaset, 6 sarebbero scesi in campo da positivi, ma avrebbero scoperto di essere contagiati solo dopo l’esito dei testi di ieri. Che contrariamente a quelli di tre giorni fa (che hanno costretto al rinvio della partenza per Napoli) sono arrivati a tempo di record.

Il Napoli sottoposto a tamponi potenzialmente “inutili”

Qualcuno ipotizza addirittura un clamoroso errore del laboratorio che ha effettuato i test, ma questo lo si saprà eventualmente solo dopo i tamponi cui si sottoporrà tutto il Genoa oggi alle 12. Test a tappeto anche tra tutti i tesserati del Napoli, avversari del Grifone, ma quanto serviranno questi test? Considerato che gli epidemiologi affermano che l’incubazione del virus potrebbe richiedere anche 6 o più giorni, i calciatori azzurri potrebbero essere negativi e potrebbero esserlo anche all’ultimo tampone previsto per le 48 ore prima della partita con la Juventus, quindi venerdì sera.

Il protocollo rivisto e corretto, infatti, prevede ora che tutti i tesserati si sottopongano ad un solo test e a due giorni esatti dalla partita. Ma se un calciatore del Napoli è stato eventualmente contagiato da un genoano, potrebbe non scoprirlo con l’ultimo tampone di venerdì sera. Per farla breve, il rischio è che il club partenopeo scenda in campo all’Allianz Stadium contro la Juventus con calciatori positivi, ma che lo scopriranno magari solo dopo la partita. È evidente che il protocollo siffatto non può reggere ed espone il campionato a rischio stop.

Sì, perché fin qui sono stati al massimo registrati tre contagiati per club e, sulla base dello stesso protocollo, sono stati trattati come “infortunati” e di conseguenza infortunati. Il caso del Genoa, però, può già rappresentare un’eccezione, perché con ben 10 positivi, mister Rolando Maran dovrà attingere a piene mani ai Primavera in vista della partita col Torino. A meno che non si decida per il rinvio della partita, una cosa difficilmente spiegabile a Milan, Atalanta, Torino e altri club che sono scesi in campo senza calciatori importanti nelle gare precedenti.

Il protocollo, infatti, non prevede un numero minimo o massimo di positivi per disputare una partita o meno. Una volta individuato un contagio in squadra, lo stesso deve essere isolato, mentre il resto della squadra può continuare a lavorare sottoponendosi a tampone (anche rapido) ogni 48 ore per due settimane. Già il presidente del Torino, Urbano Cairo, aveva chiesto il 22 settembre un pronunciamento da parte degli organi calcistici in merito a questo aspetto: quanti positivi devono risultare affinché si possa rinviare una partita? La competizione rischia di essere inevitabilmente falsata con le inevitabili polemiche. Immaginate cosa accadrebbe se nelle prossime ore o nei prossimi giorni risultassero diversi positivi tra le fila del Napoli che domenica deve andare a far visita alla Juventus già privo di Insigne e molto probabilmente Manolas?

Cosa succede all’estero?

Anche al di fuori dei nostri confini non sembra esserci una linea unica per il trattamento dei casi di positività. In Francia, ad esempio, Olympique Marsiglia-Saint Etienne dello scorso 19 agosto è stata rinviata per la positività di 4 giocatori della squadra allenata da Villas Boas. Stranamente, però, nonostante i 7 positivi risultati ad inizio settembre, il Paris Saint Germain è stato costretto a scendere in campo con la squadra decimata nelle prime due partite giocate in Ligue 1.

In Brasile, Goias-San Paolo è stata rinviata lo scorso 9 agosto per la presenza di 10 positivi tra i padroni di casa. In Turchia, invece, hanno deciso che anche in caso di tanti contagiati, le partite non saranno rinviate. Emblematico il caso del Besiktas, che il 18 settembre ha avuto 7 giocatori e 5 componenti dello staff positivi al coronavirus, ma è regolarmente sceso in campo decimato per la seguente sfida di campionato e soprattutto quella successiva di Europa League, persa contro i portoghesi del Rio Ave, prossimi avversari del Milan. Una competizione sportiva siffatta, non sembra essere propriamente regolare.

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