Champions League, primi verdetti: la situazione delle italiane

Champions League: Juve qualificata. Capolavoro Dea ad Anfield. Inter ad un passo dall’eliminazione. Importante vittoria interna della Lazio.

Il martedì di Champions delle italiane rispecchia in pieno i claim di Juventus e Lazio.

I bianconeri, faticano, a sorpresa, “fino alla fine” del match contro il Ferencvaros, conquistando in pieno recupero il passaggio agli ottavi con due turni di anticipo (grazie all’ennesimo gol stagionale di Morata). Gli aquilotti biancocelesti, versione europea, volano e annientano all’Olimpico i russi dello Zenit compiendo un passo quasi decisivo verso la qualificazione. Il mercoledì italiano a tinte neroazzurre trasforma l’Atalanta nella Regina di Anfield. Uno-due terribile della squadra di Gasperini che vince con merito contro i Campioni d’Inghilterra alimentano notevolmente le quotazioni per il strappare il pass degli ottavi. Tutt’altro umore invece per l’Inter di Antonio Conte. Rimasta per ’60 minuti in dieci per l’espulsione di Vidal, i nerazzurri escono sconfitti da San Siro contro un Real Madrid decimato.

Juventus-Ferencvaros 2-1

A Torino, l’ingresso in campo dei bianconeri, prima del fischio di inizio, lasciava presagire ai tifosi da casa che non sarebbe stata la stessa Juve vista col Cagliari. Gli uomini di Pirlo prendono decisamente sotto gamba il match e l’avversario. Nemmeno il clamoroso vantaggio ospite, su uno svarione del reparto difensivo juventino, produce una reazione immediata. Ad accendere la miccia, ci pensa il solito Cristiano Ronaldo che, per non farsi mancare l’ennesimo record in carriera, realizza il suo 132esimo gol in Champions League, il 749esimo in carriera tra club e nazionale. Nella ripresa il tecnico bianconero smuove gli equilibri del match effettuando un triplo cambio: dalla panchina fanno il loro ingresso in campo Morata, Chiesa e Kulusevski.
È un’altra Juve: i bianconeri si rendono pericolosi colpendo due legni, prima con Bernardeschi e qualche minuto più tardi proprio col neo entrato Morata. La serata sembra essere stregata e indirizzata sull’1-1 con i padroni di casa che si ostinano in un palleggio sterile. Ma al 92′ su uno splendido lancio dalle retrovie di Danilo, il brasiliano imbecca sulla corsa Cuadrado che di prima intenzione serve in area Morata. Lo spagnolo di testa, grazie anche al portiere della squadra ungherese, insacca il gol che vale la qualificazione con due giornate d’anticipo complice il 0-4 del Barcellona, in Ucraina, ai danni della Dynamo Kiev.
Nel calcio amante del possesso e del tiki-taka, la Juventus risolve la pratica con una delle tattiche più antiche, tanto cara ai puristi della tattica: la palla lunga. Bastano tre tocchi e tanta qualità per disinnescare qualsiasi critica pronta ad esplodere al triplice fischio.
Sì perché, nonostante i bianconeri abbiano centrano il primo obiettivo della stagione, la squadra rimane un cantiere aperto sia dal punto di vista tattico e sia della condizione fisica e atletica dei singoli. Dall’eccellente rientro di De Ligt al discontinuo tasto di forma, dovuto a una preparazione estiva compromessa, dei vari Dybala, Alex Sandro e Bernardeschi, Pirlo ha anche da sorridere visto il talento potenziale e gli ampi margini di miglioramento che può avere la sua squadra. L’allenatore bianconero sa bene che il periodo di assestamento è terminato e che società e tifosi si aspettano risultati e prestazioni da Juventus.

Lazio-Zenit 3-1

Trascinata da un Ciro Immobile in stato di grazia la squadra di Inzaghi fa un grosso passo avanti verso la qualificazione. L’attaccante biancoceleste, dopo l’esaltante stagione dello scorso anno, ha tutta la voglia di confermarsi anche in Europa. Il primo gol, quello che sblocca il match dopo soli due minuti è pura magia. Da attaccante vero, non guarda mai la porta, non dà modo al portiere avversario di pensare che stesse per tirare. Lui sa già: la porta la conosce bene, eccome se la conosce. In una frazione di secondo fa partire un destro dai 22 metri che si insacca nel sette. Kerzhakov non accenna neanche la parata.
La Lazio non molla la presa: un ispiratissimo Correa semina costantemente il panico nella difesa russa. L’argentino serve prima l’assist per il  raddoppio e il primo gol di Marco Parolo in Champions League, poi si lancia in contropiede sprecando una ghiotta occasione per chiudere la partita. Il gol di Dzyuba non sposta gli equilibri del match che viene chiuso nella ripresa da un calcio di rigore trasformato da Immobile.
I padroni avranno diverse nitide occasioni per realizzare il quarto e quinto gol ma la squadra di Inzaghi spreca troppo. Un’entusiasmo biancoceleste che rispecchia uno stato d’animo completamente opposto rispetto alla scorsa annata europea. Nella passata stagione, infatti, la squadra di Inzaghi non riuscì a superare un, tutto sommato facile, girone di Europa League. Quest’anno, invece, pur partendo come terza fascia, al ritorno in Champions League dopo 13 anni, la Lazio si sta togliendo grosse soddisfazioni, con la sensazione, così come per il suo centravanti e capitano Immobile, che il meglio debba ancora venire.

Liverpool-Atalanta 0-2

Liverpool, da sempre terra di sognatori e artisti, è lo scenario perfetto per rivedere Ilicic segnare un gol con la maglia dell’Atalanta (il 50° con la maglia nerazzurra). I bergamaschi estraggono dal cilindro un uno-due terrificante. Il raddoppio del solito Gosens taglia, calcisticamente, le gambe alla squadra di Klopp che fatica ad incassare il colpo. Nelle precedenti tre gare del girone il Liverpool non aveva mai subito gol.
Gasperini festeggia nel migliore dei modi la sua 200ª partita sulla panchina dell’Atalanta in tutte le competizioni. Un’impresa storica della Dea, che diventa la seconda squadra italiana a vincere ad Anfield contro il Liverpool in Champions League, dopo la Fiorentina nel dicembre 2009.
Con i tre punti l’Atalanta raggiunge l’Ajax al secondo posto a 7 punti. La Dea è padrona del proprio destino e pronta a ripercorre un bis storico che la vedrebbe, per il secondo anno di fila, agli ottavi di Champions League.

Inter-Real Madrid 0-2

Notte fonda a San Siro. Pronti via il Real Madrid passa in vantaggio con un rigore trasformato da Hazard. L’Inter è in balia dell’avversario e non dà segnali di reazione. Senza equilibrio, senza intensità, la squadra di Conte vive di iniziative occasionali deliziate dalle giocate dei singoli. Al ’33 l’episodio che indirizza definitivamente la partita: Vidal protesta animatamente col direttore di gara lasciandosi sfuggire qualche parola di troppo. L’arbitro Taylor non gradisce l’atteggiamento del cileno e non ci pensa due volte ad estrarre il cartellino rosso. Conte prova a rimescolare le carte disegnando i suoi con un 4-4-1. Paradossalmente, ad inizio ripresa, sembra un’altra Inter. Per qualche istante si ha l’impressione che sia il Real Madrid in inferiorità numerica. Ma, proprio nel momento migliore nerazzurro, arriva la doccia fredda: il neo entrato Rodrygo viene prontamente servito sul secondo palo. L’esterno brasiliano, al primo pallone toccato, insacca la sfera spezzando ogni speranza di rimonta interista.
I nerazzurri hanno toccato il fondo: la classifica del girone vede la squadra di Conte ultima a soli 2 punti. L’unica buona notizia è che nulla è ancora definito. L’Inter, seppur molto remota, ha ancora la possibilità di qualificarsi con una doppia vittoria nei prossimi due match, sperando che il Borussia non faccia punti contro il Real Madrid.

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