CTS boccia ulteriori aperture degli stadi. Ma come funziona nel resto d’Europa?

A Budapest è stata giocata, nella Puskas Arena aperta al pubblico, la Supercoppa Europea. L’Uefa è stata molto criticata per questa decisione

Il Comitato Tecnico Scientifico (CTS) non crede che ci siano “le condizioni per ulteriori aperture degli stadi”. Come già anticipato dal ministro della Salute Roberto Speranza in settimana, la priorità ora sono le scuole, non allargare la partecipazione di pubblico agli eventi sportivi, a cominciare dal calcio ovviamente.

Il CTS è intervenuto sulle linee guida della Conferenza delle Regioni-Province Autonome che prevedevano un aumento del pubblico fino al 25%. Finora gli spalti aperti non sono previsti per più di 1000 persone. Di spazio ulteriore al momento non ce n’è.

Secondo il Comitato Tecnico Scientifico in ogni caso è ineludibile assegnare i posti a sedere personali per ogni evento sportivo autorizzato, bisogna poi rispettare le misure di distanziamento minimo di un metro oltre a igienizzare  mani e mascherine.

A metà ottobre, in base alle condizioni epidemiologiche del momento, si potrà tornare a parlare della questione, spiega ancora il CTS il quale conferma che la partecipazione del pubblico a eventi sportivi rappresenta:

la massima espressione di criticità per la trasmissione del virus – anche in considerazione del recente avvio dell’anno scolastico, il cui impatto sulla curva epidemica dovrà essere oggetto di analisi nel breve periodo…

Il CTS pensa che:

sulla base degli attuali indici epidemiologici ed in coerenza con quanto più volte raccomandato, non esistano – al momento – le condizioni per consentire negli eventi all’aperto e al chiuso, la partecipazione degli spettatori nelle modalità indicate dal documento predisposto dalla Conferenza delle Regioni e Province Autonome.

Ma negli altri paesi europei come funziona? Due giorni fa a Budapest è stata giocata, alla Puskas Arena aperta al pubblico, la Supercoppa Europea. Lo stadio della capitale ungherese ha accolto circa 20mila persone, su una capienza totale di 65mila. La decisione della Uefa di aprire gli spalti (per la più grande concentrazione di pubblico a un evento dall’inizio della pandemia in Europa) era stata preceduta da polemiche: la Supercoppa poteva diventare un’occasione di super contagio.

Per la cronaca la Supercoppa è stata vinta dai tedeschi del Bayern Monaco contro gli spagnoli del Siviglia. E in Germania la Bundesliga è partita con gli stadi aperti al pubblico, al 20% della capienza per sei settimane. A fine ottobre si procederà a una nuova valutazione in base ai dati dell’epidemia, la cui diffusione nel paese ha numeri simili all’incedere del virus in Italia.

A essere messe peggio sono Spagna, Francia e Inghilterra, con la prima che è la più colpita tra i paesi europei dal Covid. In Francia la Ligue 1 era iniziata aprendo al pubblico, con un tetto di 5000 presenze totali, compresi gli addetti ai lavori. L’apertura degli stadi per la Premier League inglese (per 1.000 persone a evento), che doveva partire l’uno ottobre, è stata invece rinviata dal governo, causa recrudescenza dei contagi.

Secondo il presidente della Liga spagnola Javier Tebas, la domanda su quando il pubblico tornerà allo stadio in Spagna è “difficile perché non dipende dalla Liga. Penso però che per rivedere gli stadi come erano prima bisognerà aspettare il vaccino per il Coronavirus. Spero che questo possa accadere a gennaio o febbraio”. I club intanto stimano perdite di 2-4 milioni per ogni partita a porte chiuse.

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