Lega Serie A: Beretta presidente. Vince la linea Lotito, ma Agnelli non ci sta

Maurizio Beretta è stato rieletto presidente della Lega Calcio Serie A grazie ai 14 voti (sui 20 totali). Beretta era il presidente uscente sostenuto da Lotito e Galliani e rimarrà in carica almeno fino a giugno. Due le schede bianche, 4 nulle. Maurizio Beretta è stato eletto in una lista che ha compreso anche il resto della governance della Lega. Queste le cariche ufficializzate (rispecchiano la "coalizione" che ha sostenuto Beretta): vicepresidente di Lega, Adriano Galliani (Milan); consiglieri federali Claudio Lotito (Lazio) e Antonino Pulvirenti (Catania); consiglieri di Lega Urbano Cairo (Torino), Massimo Cellino (Cagliari), Tommaso Ghirardi (Parma), Albano Guaraldi (Bologna), Antonio Percassi (Atalanta), Aurelio De Laurentiis (Napoli), Gino Pozzo (Udinese), Enrico Preziosi (Genoa) e Pietro Lo Monaco (Palermo).

La strategia del presidente laziale ha pagato. Lotito ha dapprima bocciato le candidature di Abodi e Simonelli per poi appoggiare Beretta. Una mossa seguita a ruota da Galliani e De Laurentiis. Con questa elezione restano fuori dalle posizioni in Lega la Juventus, Inter, Roma, Siena, Pescara e Sampdoria oltre alla Fiorentina che si erano schierate per il cambiamento alla guida della Lega. Spicca un dato numerico: le prime tre da sole rappresentano il 54,3% dei tifosi italiani (dato tratto dall’Osservatorio Demos 2011) che diventano il 70% con Sampdoria e Fiorentina.

Uno sbilanciamento numerico che ha fatto andare su tutte le furie Andrea Agnelli, presidente della Juventus:

"La Juventus è fuori dalle dinamiche con cui si è costruito questo consiglio e questo governo. Sono dinamiche figlie di un continuo mercanteggiare su posizioni e la Juve non ci sta. Non è corretto che nella formazione del governo del calcio ci si scambino poltrone per arrivare al consenso. La cosa positiva è che finalmente la Lega è riuscita a darsi un governo e questo, visto che negli ultimi mesi non ci eravamo riusciti, è sicuramente un passo avanti. Il problema è che questo governo rappresenta il 30 percento del calcio italiano e troverà molte difficoltà".

Il vicepresidente dell'Inter Angelo Mario Moratti non è da meno e contesta le dinamiche che hanno portato all'esito della votazione:

"Oggi si è deciso di sposare la vecchia mentalità. Aspettiamo che si facciano le riforme che devono essere fatte. Per la Lega volevamo un progetto moderno, hanno vinto logiche di spartizione del potere. Mi resta difficile vedere uno sviluppo moderno del calcio italiano senza grandi club come Roma, Juventus, Inter e Fiorentina".

Di parere ovviamente opposto è Claudio Lotito, l'artefice principale della rielezione di Beretta:

"Sostengo Beretta da sempre. Ritengo che la politica della Lega abbia bisogno di una riforma strutturale perchè tutto il sistema calcio ruota attorno a noi e Beretta è l'unica persona in grado di realizzare queste riforme. Maurizio Beretta è l'innovazione nella continuazione".

Galliani preferisce non soffermarsi sulle polemiche:

"Visto che tuteliamo le minoranze, mi sembra inutile ogni polemica sull'esclusione di Juve, Inter e Roma dal Consiglio. Ogni delibera in Lega Calcio deve essere approvata con la maggioranza dei due terzi e anche l'elezione del presidente necessitava del 66% dei consensi".

Infine le dichiarazioni di Aurelio De Laurentiis, che insieme a Lotito e Galliani, rappresenta il triumvirato vincente di questa elezione:

"Non abbiamo messo nell'angolo nessuno. Tre società importanti avevano riposto la loro fiducia in un altro candidato e per coerenza hanno ritenuto opportuno non votare Beretta. Non ci sono buoni e cattivi. Ora pensiamo a cambiare lo Statuto. La regola che vieta ad un presidente di società di assumere la carica di presidente di Lega è figlia di Calciopoli e non vedo perché non possa essere cambiata. Terremo alta l'attenzione nei confronti delle scommesse".

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