Il Chievo retrocede, a meno che…

Il Chievo Verona è destinato alla retrocessione. Le responsabilità sono tutte del Presidente Campedelli

Non esiste soltanto la corsa a due per la vetta, e neanche solo la corsa per gli ultimi posti disponibili per Champions League ed Europa League. Cioè, se si stanno a guardare le monete e le sopravvivenze societarie sì, forse conta più non perdere il treno europeo che non retrocedere. Insomma, esiste anche una coda di classifica che rappresenta da tempo il lato “drammatico” della Serie A da quando non era il denaro a comandare tutto. C’è molto anche di psicologico nella storia delle retrocessioni: smacco, sfottò, fallimento tecnico, imbarazzo.

Succederebbe anche al Chievo, primo candidato alla retrocessione quest’anno, proprio nell’era della resurrezione dell’Hellas Verona. D’altronde Campedelli se la sta andando a cercare: prima ridicolizza Sartori (il direttore di anni di “favola” e salvezze in serie) per ripescare a tutti i costi Corini che addirittura aveva rescisso il contratto due estati fa per andare al Torino dove invece fu bruciato da Ventura nel rush finale per la panchina granata. Poi lascia che Sartori se ne vada e lo sostituisce con un inesperto di queste faccende di Serie A come Nember.

Quindi non sostituisce una pedina chiave nelle varianti offensive clivensi come il francese Thereau, quasi regalandolo all’Udinese che lo seguiva da due anni, perché senza i gol salvarsi diventa una missione impossibile. Adesso poi manda via Corini e chiama Maran: un calcio nuovo, completamente diverso, senza che siano messe in dubbio le capacità né dell’uno né dell’altro. Più ragionevole quello di Corini, più spigliato quello di Maran. Con tanti dei problemi che però sono in difesa. Sarà dura, sarà impossibile, a meno di un mercato di gennaio davvero sconvolgente (ma c’è da dubitarne).