Lazio, Luis Alberto: "Ora ho svoltato. Ho buttato via 3-4 anni"

Luis Alberto è uno dei 'segreti' di questo inizio spumeggiante della Lazio di Simone Inzaghi. Il centrocampista spagnolo è arrivato nella Capitale nell'estate 2016, ma lo stesso Inzaghi gli ha riservato pochissimo spazio nello scorso campionato e quando scendeva in campo rendeva a tutti chiaro il motivo delle esclusioni del suo allenatore. Quest'anno, invece, è diventato un titolare fisso dei capitolini e in 16 partite ha già segnato 3 gol e servito 7 assist ai suoi compagni di squadra.

Le sue prestazioni non sono passate inosservate agli occhi del CT Julen Lopetegui, che l'ha premiato convocandolo per la prima volta con la Nazionale maggiore. Il giocatore oggi ha parlato ai microfoni di 'Marca' ed ha svelato il segreto del suo cambiamento: "Ho dovuto cambiare perché mi stava franando tutto addosso. Grazie a mia moglie e a uno psicologo sportivo ho lavorato sulla mentalità. Mi sono reso conto che non bastava giocare bene 20' su 90. Sono più continuo, sento di aver buttato via 3-4 anni ad alto livello".

Il suo psicologo si chiama Juan Campillo e Luis Alberto gli deve molto: "I tecnici della nazionale dicono che sono il migliore della Serie A? Sicuramente l'anno passato ero il peggiore. Lo psicologo mi ha insegnato ad avere fiducia in me stesso, quella fiducia che avevo perso. Mi ha insegnato a lavorare di più, rimanere concentrati su tutti gli aspetti, concentrarmi maggiormente sul lato difensivo, essere attivo in ogni aspetto gioco. Non è stato facile, ero circondato da persone che mi dicevano di lasciare il calcio. Il lavoro è consistito nel parlare molto con Campillo, allenarmi bene, dimenticarmi del perché non giocavo e non ascoltare tutti quelli che dicevano che le cose stavano andando male".

La convocazione di Lopetegui l'ha emozionato moltissimo. Per Luis Alberto ha rappresentato il coronamento di un sogno: "Ero a casa con mia moglie e stavamo ascoltando distrattamente la lista. Per prima cosa abbiamo sentito il nome di Alberto Moreno, che per me è un fratello, e 3-4 nomi dopo il mio. E' stato un momento di grande felicità, ci è caduto il cellulare, ci siamo abbracciati. Poi ho iniziato a inviare messaggi ad amici, familiari, a un gruppo in cui ci sono diversi giocatori. E' la cosa più bella che mi sia successa nel mondo del calcio".

Servire assist è il suo obiettivo principale, una caratteristica che un bomber come Ciro Immobile apprezza moltissimo: "Preferito fare assist piuttosto che gol. Sia i miei compagni che il direttore sportivo mi dicono che devo tirare di più in porta, ma tra il tiro e il passaggio preferisco il secondo. Non so se sono un pazzo (ride, ndr), ma mi piace di più fare assist. Naturalmente, quando la passo e non segnano, mi scoccio. Con Ciro (Immobile, ndr) ho un ottimo feeling e gli dico sempre: 'i miei assist sfruttali'. Credo che non dobbiamo guardare solo i numeri, ma quello che facciamo per la squadra".

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